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vecchi libri delle provvigioni di quella città. Le immense difficoltà che offreil letto di questo fiume per piantare le fondamenta dei pilastri furono vintenel 1827 dall’ingegnere in capo della provincia sig. Antonio Zilli, costruttoredel nuovo ponte di pietra, col servirsi interamente del progetto palladiano,dove si dice del cassone da farsi della circonferenza del pilastro, e del mododi farlo scendere fino alla roccia che è al fondo della ghiaia. Ogni altro espe-rimento era tornato inutile; questo solo sortiva pienissimo effetto. A chi dalledimensioni dell’attuale si piacesse conghietturare la struttura ideata facilmentedal Palladio, io farò noto che in una lunghezza di piedi vicentini 343 senzale testate, il ponte moderno è diviso in cinque archi, ciascuno con piedi 49 dicorda e 45 di saetta, sopra piloni di piedi 9: aggiungansi le due metà neifianchi, e le due testale, ognuna di queste di 28, sicché per questo conto ilponte sulla Piave sorpassa tutti quelli descritti dal Palladio nei suoi libri: lagrandezza dell’opera dovea a ragione tener a lungo sospesi i Bellunesi nell’ in-trapresa, alla quale non io saprei recare in mezzo maggiori lumi per renderconto delle due proposte del vicentino architetto (73).
Dalla materia dei ponti, riconducendo il discorso alle fabbriche civili, erettedal Palladio dopo la stampa de’suoi libri del 4 570, ben vede il leggitoreche quanto si aumenta l’importanza dell’epoca che esser doveva la più ope-rosa del nostro architetto, altrettanto cresce la difficoltà del parlarne, sia perriconoscere la legittima appartenenza delle sue invenzioni, sia per distinguernele alterazioni, di cui non ci è pervenuto alcun paragone coll’originale pen-siero.
Prima ci viene innanzi per ragione d’anni la loggia sulla piazza maggioredi Vicenza di faccia alla basilica, annessa al palazzo di residenza dei veneticapitami, ed eretta per documenti che sono per addurre nel 4 574: anche indifetto di questi il nome di Giambatista Bernardo, a cui si dedicava, capitaniodi quell’anno, scolpito sul principale prospetto della medesima dovea farne ac-corti tutti quelli che fin qui ne scrissero per accertarne l’età: alcune archi-tettoniche licenze introdotte nel costruirla condussero taluni nell’opinione,cheessa fosse innalzata dopo la sua morte, o lui assente; fu chi dubitò di crederlaopera del Palladio, perchè non ne faceva memoria nei suoi libri: è invece unfatto ch’egli ne fu l’autore, vivo e presente.
Sussisteva nell’istesso sito vecchio edificio in forma di loggia, nel quale sirammenterà il lettore aver dipinto Paris Bordone l’anno 4 524 Noè entrante