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» Io sono stato fermo nel disegno vostro, sapendo quanta sia la sua intelli-genza et valor, ma ancor ho voluto avisarla delle oppositioni che se gli fano ,et pregarla quando conoscesse cosa alcuna in questo fatto, volermi dir il parersuo liberamente, perchè tanto si differisse alla scienza et authorità sua chepar che quella sola sia per dare il vero modo et temperamento in questa im-presa . Nella quale cosa quanto io posso caldamente la prego, offerendomi aisuoi piaceri prontissimo» (p. 895). Questa volta il Palladio temperava fuordell’usato un po’in amaro la penna contro gli anonimi oppositori in una scrit-tura dell’11 gennaio del nuovo anno, ritardata dalla sua lontananza da Vene-zia , e da una malattia. La lunga scrittura distinta in undici capi richiama lealtrui contraddizioni, a cui attacca la difesa quando tolta dagli esempii, quandodal fatto della reale opportunità delle proposte riforme. Siccome le obbiezionibiasimavano la mescolanza dell’antico stile col tedesco encomiatovi a prefe-renza, egli trascorse sino a chiamare confusione quella maniera di architet-tura; usciva in questa sentenza il Palladio riportando l’accusa di mescolaledecorazioni, con cui egli confidava di aver ingegnosamente avvicinato i duestili. Tal altro obbietto contrastava la poca solidità della progettala esteriorecostruzione, e il grave dispendio; di che egli richiamandosi alla stessa cittàlinia conchiudendo: «lo haver ridotta quella facciata in termini talli che sipuò dir non ceder a qualunque altra antiqua e ben intesa architetura, offe-rendomi pronto in ogni ocasione, con fondatissime ragioni dimostrarlo, se bena quelli valentliomini pare confusione, perchè non intendendo altra architet-tura di questa pur sua tedescha, che con vero nome si può chiamar confu-sione, non ponno lodare per bona non la intendendo » ( 78 ). Nessun documentofin qui pubblicato ci rende informati della preferenza accordata alle ragionidel Palladio; ma una lettera dell’architetto Camillo Bolognino del 24 novem-bre dell’anno stesso al co. Giovanni Pepoli ci fa accorti che il Palladio nelframmezzo aveva presentato un altro disegno intorno a cui quel valentuomoera stato dimandato del suo giudizio, sicché non è a dubitarsi che il primo og-gimai fosse stato messo in non cale. Il Bertotti 1’ ha pubblicato per terzo: de-scrivevate l’AIgarotti con queste parole: «Nel primo ch’egli (il Palladio) hacorretto e fatto in più maniere nulla conserva del vecchio, toltone alcuni bas-sirilievi da incastrarsi, come sono presentemente, nei pilastri delle porte; edè tutto di stile moderno: è compartito in tre ordini posti l’uno sopra l’altro;modo che non fu mai tenuto dal Palladio nelle facciate dei tempii, che ha