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sempre formate di un ordine solo e ciò, credo io, perchè l’esterno accusassel’interno. Se non che qui per la grandissima altezza dell’edilìzio che sormontaa meglio di cento piedi, ha creduto da prima dover recedere da tal regola 5poiché si vede esservi pur rientrato in due altri disegni fatti per questa me-desima chiesa» (lett. cit.).
Dei quali a voler qui un tratto parlare, è meraviglia che nell’archivio dellafabbrica in cui si conservano, non se ne faccia alcun motto, almeno per asse-gnar l’anno in cui il Palladio li avesse mandati. Le cose successe dopo l’in-venzione di quello or ora ricordalo non ci lasciano sospettare che tenesserodietro ad esso, conciossiachè dall’anno 1578 fino a uscito di vita il Palladio,ed alquanti anni appresso, le opinioni si dividessero nell’adattamento di unesterior portico che tenesse luogo d’una facciata 5 nella recata lettera 4 4 gen-naio anche il Palladio ne faceva menzione la prima volta. Si conviene adun-que pensare che quei due disegni fossero da lui mandati a Bologna poco do-po laudato quello del Terribilia, mentre nella nolerella della prima lettera 4 7luglio 4 572 ei palesava il suo desiderio di far un disegno nuovo. E in questiappare tutto quanto il suo stile, anzi il suo ordinario concetto: «Non vanno,dice l’Algarotti, molto lontani, massime l’uno di essi, dalla invenzione dellafacciata di s. Francesco alle Vigne, e cadono amendue nel medesimo difetto diquello, che lo stereobate, su cui mostra posare la fabbrica, è rotto dalle porteche scendono colla soglia fino al piede di esso. Ho riconosciuto in essi a me-raviglia cosi la penna del Palladio, quale ho tante volte veduta nella raccoltadi milord Burlington, come anche la sua scrittura, anzi il suo dialetto vicen-tino, di cui servivasi nelle brevi noterelle, di che accompagnava i suoi schizzi.Ma quello che ho particolarmente notato in questi disegni sono le statue e ibassirilievi falli di sua mano: il che si conosce a un certo gusto che sentedell’antico, di cui egli fu tanto studioso $ e a una certa timidità altresì nel con-tornar le figure, che è proprio di chi non è per professione figurista» (lett. cit.).Non è invcrisimile il credere che il totale abbandono delle vecchie forme ri-tenesse gli animi dall’ abbracciare le nuove proposte, per le quali convenivascomporre al tutto la vecchia costruzione-, avvegnaché i tre ingressi che vi ri-teneva il Palladio e la ingegnosa distribuzione del prospetto annunciasserol’interiore comparto della fabbrica, potea forse a quelle menti così attaccateal primiero stile sembrar male accoppiato il nuovo: un’altra difficoltà nascerdoveva anche dall’ elevazione di soli cento piedi assegnata a questi due dise-