Fin qui il raro opuscolo del Della Croce. Arrivalo Enrico dinanzi all’arco e di-sceso dalla sua galea, accoglievalo il patriarca Giovanni Trevisan , che permezzo di esso accompagnavalo alla loggia accomodata ad uso di chiesa, nellaquale alquanto orato riconducevalo al Bucintoro a farvi l’ingresso del grancanale. L’opera palladiana, degna della durata dell’avvenire, sussisteva appenai dieci giorni della fermala del monarca. Rocco Benedetti, altro contemporaneo,scrive di un’altra bella loggia fabbricala sopra barche grosse con quattro pi-ramidi, ed un baldacchino attornialo di festoni, nella quale la notte sonasseroi musici dinanzi al palazzo Foscari, ostello del re \ dice anche di una grottaformata sopra le acque, denlrovi Nettuno dio del mare coi Tritoni ed altri mi-nistri a porgere i prendi e le palme ai vincitori di una regata che si fece aquei di: ma non vi è notato il nome dell’inventore dell’uno e deH’allro arti-ficio $ nè credo che a poternelo giudicare il Palladio, certamente non istra-niero a siffatti apparecchi, basti il sapere che a quegli apparati presedeva ilsuo amico Giacomo Contarini ; che aveva gran parte nelle feste il senatoreMarco Antonio Barbaro, stato sempre suo proteggitore. Il Palladio coglieva in-tanto dolce fruito delle sue fatiche nelle visite che il re Enrico faceva allanuova chiesa di s. Giorgio Maggiore ed al palazzo Foscari alla Malcontenta. Fulieto ancora di riveder il suo mecenate Emmanuele Filiberto, venuto ad aggiun-gere dello splendore di sua presenza quello delle feste date al francese mo-narca. Non perdevasi però luttaquanla la memoria dell’arco e della loggiadel Palladio. Il suo concittadino Andrea Micheli, detto il Vicentino , dipingevalal’anno stesso da suo pari in uno dei gran quadri della sala delle quattro portenel palazzo ducale, rifatta l’anno stesso con disegno del Palladio, dopo un in-cendio. La nobile pittura disegnata da Gosroe Duse pubblicavasi dal eh. Fa-bio Mulinelli nei suoi Annali urbani l’anno 1838 in Venezia (pag. 152). Ancheil eh. Francesco Zanolo nel Palazzo ducale da lui illustralo fregiava di essa condisegno di B. Marcowich la tavola LXVII pubblicala nel 1842: l’uno e l’altroperò ritraevano la tela del Micheli. Il Temanza asserisce d’aver veduto dimano del prof. Vicentini presso il sig. Giuseppe Smith i disegni dell’arco edella loggia rilevati sulle misure del Della Croce, e ne augurava la stampa.Il lavoro era già stato eseguito dal contemporaneo Domenico Zenoni, di cuiuna rarissima ma inelegante incisione si conserva nella Marciana . Meriteràcertamente dell’arlc chi giovandosi di tutti questi primi tentativi arricchir vo-lesse di un giusto disegno la collezione delle fabbriche palladiane (84).
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