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Ho già toccato che il Palladio in questo stesso anno aveva rifatto nel pa-lazzo ducale la sala chiamata delle quattro porle. La sera dell’11 maggioavea rotto un incendio nelle stanze del doge, che in quel di celebrava l’an-nua memoria della sua elezione al potere: ne bruciavano in un subito la saladel Pregadi, e quella del collegio coll’anticamera ed antisala appresso: minorzelo dei soccorsi apprestati avrebbe anticipato la distruzione della sala delmaggior consiglio, a cui era riserbata tre anni più tardi siffatta sventura. Laterribile confusione di quella notte, i danneggiamenti, la fuga del principe, ilpericolo soprastante alla chiesa di s. Marco, di cui arsero due cupole, sono fe-delmente narrati nella originale scrittura di questo infortunio, pubblicata dal-l’ab. Cadorin per corregger con essa le consuete inesattezze degli altri scrit-tori anche su questo conto {Pareri pag. i 69). Il giorno seguente facevasi ele-zione di tre provveditori sopra la fabbrica del palazzo ; « perchè avessero curadi rifabbricare quanto era stato consumalo et rovinato per il fuoco di quelmodo che ricerca la dignità della sereniss. Signoria, et gli eletti furono il clariss.m. Andrea Badoer, m. Vincenzo Morosini k., et m. Pietro Foscari». A risto-rare i danni della sala più riccamente adornata chiamavano Andrea Palladio :della distrutta magnificenza cosi scriveva nel I 580 Francesco Sansovino : «Eraquesto luogo 6 anni sono ornato maravigliosamente, come ridotto principale deldoge et della signoria.... il salone avanti all’anticollegio haveva il soffitto nuovo,carico d’oro et ammirabile per i suoi intagli, con pitture esquisile fatte da iprimi di queste parti, et le porte di marmo pario colonnate et figurate con granmaestria, le quali tutte cose furono consumate dal fuoco l’anno 4 574. In luogodelle quali si veggono altre bellezze di colori et di stucchi veramente reali etcondegni a tanto dominio. Conciosia che nel primo salone per entrar nell’anti-collegio, il soffitto è fatto alla romana con ori, et stucchi et pitture. Il suo com-partimento fu di mano d’Andrea Palladio ». Queste ultime parole in sensostretto ci persuaderebbero per poco che il Palladio non avesse posto manonella costruzione delle quattro porte, da cui la sala tiene il nome e il principaledecoro. Di esse nelle Fabbriche più cospicue di Venezia , pubblicando la primavolta il disegno, così dice il Cicognara: «In ogni parte campeggia lo stile diPalladio, cui fu affidata la decorazione di questa sala; e meno che la formadel piedestallo che non può lodarsi da chi abbia il vero gusto dell’arte, tuttoè immaginato e condotto con decoro e con eleganza. Ma forse l’altezza deter-minata delle aperture, e la brevità dei fusti delle colonne di marmi orientali