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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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seguendo il quale intraprese il malagevole incarico di eseguire un generaleristauro di tutto il periclitante edificio, come ancora il rifacimento di quantole fiamme avevano divorato’) (pag. 112).

Per dimostrare quanta verità si contenga nella riferita asserzione, basteràun qualche esame di alcune delle scritture dettate dagli architetti che la re-pubblica chiamava secondo suo costume. Encomiava a preferenza di tutti ilvecchio edificio Francesco Sansovino, dicendo che «il palazzo pubblico di Ve-nezia è la più forte e la più ferma fabbrica, ch’io abbia giammai veduto inqualsivoglia parte d’Italia »^ e rendendo ragione della maggiore solidità dellaforma acuta degli archi siccome più opportuni a sostenere qualsiasi peso, in-vocava in conferma l’esperienza, per la quale era chiaro che nelle vicende dinotabili terremoti, di scoscendimenti di tutta la città per fochi dell’Arsenale epei rimbombi delle artiglierie la fabbrica,fatta già 234 anni, non s’era smossa,nè risentita in qualsiasi parte, per la sua maravigliosa composizione e strut-tura } quindi accennando ad alcuni provvedimenti, finia scongiurando « chenon si partissero mai di quel luogo, perciocché essendo quel nobilissimo ri-dotto stalo fondato sotto felicissima costellazione da’ padri e da’ antichi loro,poiché la repubblica da quel tempo in qua è sempre cresciuta in potenza egrandezza, e fattasi la prima del mondo, mi parrebbe assai male il lasciarlo,essendovi genio per loro fortunato e felice ». Non pensavano diversamentedella solidità dell’edificio il Rusconi, il Paliari, il Sorella, i quali con facili ri-pari proponevano ristaurar ogni danno. Mal sicuro delle parti più alte spia-nava il Malacreda le pareti sino agli archi inferiori, a ridosso dei quali il Cu-berai, il Bozzetto, il Corteselle, il Zamberlan aggiungevano file di pilastri evolli interiori: quest’ultimo ornava di colonne anche le pareti di dentro, «edi sopra poi un bellissimo cornisone, che togliesse suso il coperto, et con que-sta maniera si faria le più belle sale del mondo senza minar cosi gran fabrica,poiché ruinando le fazzade bisogna mettersi in obligo di farle con tulle quelleproporzioni et misure che seco apporta la buona architettura” . Erano per con-trario severi contro l’antica struttura Paolo da Ponte e Andrea dalla Valle,che delle maggiori rovine dell’edificio dicevano causa più prossima «la ma-niera barbara della fabrica, perchè oltre la bruttezza delli ordini è anco de-bolissima per esser, come si vede, il pieno sopra il vodo, il largo et grave so-pra il debole et stretto, tutte cose contra l’uso del ben fabricare, et di pre-cetti antichi et moderni d’architettura, fabrica così diforme et mal sicura che