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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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il maestro istesso che la fabricò, per quanto si può dalle cose presenti giudi-care, fino all’hora dubitò della presta ruina di quella, però la legò con sì ga-gliardo numero di catene di ferro». Quindi continuando i due architetti adosservare come la fabbrica non fosse stata innalzata tutta ad un tempo, senzache non si vedriano tanti inescusabili ed importantissimi errori, dicevano cosaindegna di tanto gloriosa repubblica, racconciar e rimettere qua e colà l’anticamole, come il corpo dell’uomo infermo che i medici per conservar in vitaaiutano di continuo con opportuni rimedii ; alla scrittura accompagnando ildisegno notavano tuttavia di aver preservato l’ordine inferiore, e conchiude-vano nel seguente modo: «Vero è che venendo V. S. Ecc. in opinion di ruinaril tutto sino alle fondamenta, potriano poi rifar una fabrica di tal fortezza etbellezza, che saria la più bella del mondo, e loco degno di cosi ili. et ecc. re-publica » . Più immaginoso di tutti il De Grandi presentava tre modi, in cia-scuno de’ quali s’ornava di colonne ioniche e corintie i prospetti con archi, in-tagli e figure, sino a spender duecentomila ducati, impiegando nel lavoro pelcorso di due anni da circa quattrocento operai. Pel sin qui detto è chiaro chenon saria stata vaghezza del solo Palladio il pensiero di rimodernar il pubblicopalagio di Venezia ^ è poi affatto fantastica la lotta che si affermò impegnatatra lui e Antonio da Ponte per la costruzione del medesimo. Questi due archi-tetti accordavansi invece nel punto più grave della consulta, e se discordavannei mezzi del riparo, ciò bastava a non doversi fissare sopra di essi soli, comelìn qui fu creduto, le mire del governo: il progetto di Antonio da Ponte erapiù economico, perchè più contava sulla solidità dell’opera sussistente: di quiil vanto della guadagnata preferenza.

Ma è tempo di render ragione della scrittura del Palladio. Appare dalle pre-messe che i Savii avessero essi medesimi proposto agli architetti i punti deiquali chiedevano istruzione, cioè lo stato delle muraglie in piedi, il modo diriporre il coperto, il tempo e la spesa del fabbricare, e la conservazione o nodelle sottoposte prigioni. Il Palladio, riducendo per primo il suo discorso aidue capi dei danni del foco e quelli dipendenti dalla costruzione dell’edificio,temeva non potesse sicuramente ricoprirsi per la dissoluzione operata dallefiamme nelle pareti, e pel soverchio peso che gravava sopra colonne più sot-tili del carico, sicché ne andavano ormai spezzati alquanti capitelli : aggiun-geva il pericolo del distacco di alcune pareti dalle travature bruciate nelleteste ; confermava i dubbii non pure coll’esempio degli antichi usati di met-