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forma rotonda una intera continuità, impedito dallo spazio della via pubblicaa cui la fabbrica è appoggiata. Ma questo inconveniente non nuoce per nullaalla simmetria, e invece ne guadagna in qualche modo la prospettiva.
«Egli dispose la scena secondo il metodo antico, cioè a dire, che in fronteall’ascesa delle gradinate egli eresse un magnifico prospetto formato di dueordini di colonne l’uno disopra l’altro e coronalo di un attico. Nulla non puòdare più giusta idea della decorazione della scena nei teatri degli antichi, dove,come si sa, l’architettura si permetteva delle libertà, le quali se non fosserostale introdotte fuori che in composizioni posticcie ed arbitrarie, sarebberostate vere licenze. Egli è di qui, e Plinio ce lo conferma, che il lusso decora-tivo e l’abuso della ricchezza non conoscevano alcun confine. Il Palladio suquesto punto parve fermarsi in più ragionevoli limiti. Egli adoperò molto mag-gior saggezza nella disposizione generale, non che mollo maggior sobrietà ne-gli ornamenti. Le statue erano state moltiplicate all’eccesso per l’abbellimentodei teatri. Egli sembra che il Palladio dovesse incorrere nella taccia del pro-digarle : nullameno, se si eccettuino quelle che sono addossate alle colonnedel secondo ordine, si vuol confessare che le rimanenti vi sono in generaledistribuite e collocate con altrettanto di convenienza che di gusto ».
Trascorrerebbero queste Memorie oltre il proposto confine, se io volessimetter in mezzo almeno i principali fatti che possano dar luce all’argomentoche ho tra le mani. Tuttavia di mezzo ad una direi quasi biblioteca di scrit-tori del teatro olimpico, non ve ne ha uno solo che tutte in un corpo abbiaraccolte le storiche circostanze della sua costruzione, anzi i pregi della origi-nale invenzione, non che una serie di fatti che non possono separarsi dall’ana-lisi dell’una e dell’altra: per tutti questi capi, ciò che io sono per dire deetornare in gran parte nuovo, nè inutile io credo alla illustrazione della piùfamigerata opera del Palladio.
Fin sulle prime da oltre a cinquanta accademici aveano sborsato ciascunosino a sessanta ed anco cento scudi d’oro, sicché al principio del novembredi quell’anno, notano gli atti, potevasi la fabbrica mettere al coperto congrande onore e contento di tutti \ e perchè il lardar sarebbe stato troppo pe-ricoloso fu proposto di dar carico ad un gentiluomo di trovar a censo 500ducati: trascorsi tre mesi ciascuno degli accademici raddoppiava la sua con-tribuzione^ ma per affrettarne il fine nell’aprile del 4 581 ottenevano dal co-mune il denaro che esso avrebbe conseguito dalla cittadinanza accordata in