mozzi chiedeva nel 4 585 al principe degli Olimpici Angelo Caldogno i disegnidel teatro che voleva stampare nel suo libro delle prospettive: rimase fallital'una e l’altra impresa, che ci avrebbe fornito inappellabile testimonianza in-torno il vero concetto del Palladio nella costruzione di un’opera si celebrala,a cui è ormai tempo di ricondurre il discorso.
Nessun’allra invenzione al pari di questa palesa il genio di quel secolo perle cose degli antichi, di cui Vicenza , e specialmente la sua accademia avevapiù speciali ragioni. Era appena mancato di vita quel Giangiorgio che con unpoema ed una tragedia primo avea tentato con vestimento e subbietto italianile forme greche : il successo della Sofonisba nella patria basilica e quello del-]’Antigono nel teatro della Calza, dovuti l’uno e l’altro a poeta ed architettovicentini, noa potevano a meno di non destare in un medesimo la gara diquei costumi di cui prendeano sulle scene tanto diletto. « Il Palladio infine,come nota uno de’ suoi illustri biografi, Quatremer de Quincy, era l’artista ilpiù versato nell’intelligenza dell’anlichilà su questa parte, avendo fornito alBarbaro pel suo commento di Vitruvio i lumi che la pratica e lo studio inquesta parte gli aveano fatto acquistare ».
Tutte queste circostanze conduceano naturalmente gli Olimpici e special-mente il Palladio a prendere un partito che non poteva non essere, direi così,se non una più forte espressione di quei fatti medesimi che stavano loro su-gli occhi e di cui essi medesimi erano stati parte tanto principale : per ultimoparlavano gli stessi avanzi del teatro latino negli orli del Gualdo, bastati acomporne i disegni e le forme contrastate di questa parte dell’architetturaantica.
Darò principio al discorso della palladiana invenzione colla succosa descri-zione che ne lece il biografo testé citato: «II Palladio fu adunque incaricalodi questa intrapresa, in cui egli mostrò altrettanto di capacità che di saggezzae di gusto : soprattutto ci fece prova, siccome in tutto il resto, di quel buonospirito che sa adattare ai luoghi, ai terreni, ai soggetti proposti i tipi ed i mo-delli dell’antichità. Vincolalo dal terreno, ei si slaccia dalle regole di Vitruvio per formare il suo teatro, e alla parte circolare dà la figura elittica in luogodi quella di un mezzo cerchio. Al disopra de’ gradini, aprendo quel sito cheper noi oggigiorno si appella parterre, egli innalza bello intercolonnio corintioche sostiene un ballatoio con istalue: per questa guisa egli ottiene due gal-lerie l’una di sotto, l’altra di sopra: alle quali ei non può dare per la loro