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l’intarsialo pavimento della scena, col medemo livello essendo finto aere viencoperto il resto del sito». In egual modo il Marzari contemporaneo scriveva,forse nei giorni stessi della costruzione «dovendosi tutto di stucco et a pit-tura scoprire il soffitto » (lib. 10 ). Intendeva dissipare l’autorità di queste duetestimonianze il Calderari, attribuendo ad un facile arbitrio l’opera compiutadopo la morte del Palladio: argomentava contraria all’idea d’un soffitto du-cale sul pulpito primamente la comodità, perchè mal conveniva dovessero es-sere riparati i soli attori, stando sotto velario tutti gli altri 5 inoltre la soli-dità, per la soverchia estensione dell’architrave che univa le due estremitàdelle versure; in ultimo la bellezza, per la ineguale gradazione del velario colsoffitto ducale. Non lasciava senza risposta queste obbiezioni l’Arnaldi, nontaceva una seconda volta il Calderari, l’uno e l’altro con due scritture rima-ste inedite: la questione ormai era uscita di Vicenza : l’Accademia aveva in-vocato per primi il voto del Temanza e del Dal Pozzo: non mi venne fattoscoprire la scrittura di quest’ultimo: inchinava il primo al partito del Calde-rari, benché non dissimulasse la bontà delle ragioni dei contrarii: lo traevain opposta sentenza il silenzio che del soffitto ducale faceva un componimentoin lingua rustica stampalo in Padova l’anno 1585 da un colai Tuogno Fi-garo da Crespaoro, e intitolato al principe dell’Accademia Leonardo Valma-rana: quel carme cosi s’introduceva: «Caro signor paron, - Daschè c’è fattoel cielo al bel tezon, - Feghe far ino anche don s’è chiaro e bello - Le suestelle polide de oropello». Parteggiava per l’antico ducale il co. FrancescoMagnacavallo di Torino , a cui l’Arnaldi aveva dedicato la sua Idea d’un tea-tro: in quella stessa capitale tenea per l’Arnaldi l’architetto Giambalista Borra;sino dall’estrema Napoli rispondeva all’invito il march. Galiani, editore diuna nuova fatica intorno Vitruvio appena compiuta ^ scriveva in contrario dalicenze l’Algarotti ; ancora da Torino un cotale dott. Bartoli interrogato dalco. Magnacavallo, per ultimo il dott. Giulio Tortosa, favoreggiatore dell’Ar-naldi, in Vicenza con felice scrittura discese nella lotta, modesto coltivatoredello studio di quella nobil arte che avea dalla origine formalo una delle pri-me cure dell’Accademia , e moslravasi in tanto amore anche dagli Olimpici delsecolo di cui scrivo. Le citate scritture rimasero un monumento di copiosadottrina e di sagaci conghietture intorno il testo tante volte disputato di Vi-truvio, intorno la vera significazione delle scene, e soprattutto intorno l’usodegli antichi velarii. Ma, come sovente avviene delle dispute, il finale suc-
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