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di forse un piede da quella: queste due novità nell’opera palladiana venivanocontrastale da dissidenti scritture: con felice riforma si distribuivano le fene-stre che sono a ridosso delle statue nel superiore ballatoio. Quando poi nel1827 con pubblico concorso si chiedeano disegni per la dipintura del soffittorinnovavasi per poco la disputa dell’Arnaldi e del Calderari. La civica depu-tazione d’ornato scegliendo con allo del 16 luglio di quell’anno il disegnodi Giovanni Picutti, dichiarava oggimai inutile la questione dei lacunari so-pra il pulpito, mentre il soffitto testé costrutto domandava un uniforme vela-rio. Contraddicevano nullameno a questo voto cinque Professori dell’Accade-mia in una consulta del 1° maggio successivo, dicendo essere stato unanimeil senso spiacevole nel vedere che ad eccezione di uno solo dei descritti di-segni, che erano cinque, tutti gli altri escludessero la massima del comparti-mento a ducale nel soffitto del pulpito: proseguivano dichiarando aver adot-talo a pieno coro il divisainento dei lacunari sopra la scena, loro parendo chela più gagliarda e convincente risposta a combattere la sentenza di chi tenevaper la continuazione del velario fosse il disegno dell’Orefici. Era nullamenodi contrario sentire la presidenza dell’accademia, e la congregazione centraledei deputati : contando su questi voli e massime su quello del Calderari, ri-putato il più degno interprete dei palladiani concetti per tante fabbriche dalui immaginate alla sua scuola, la municipale congregazione con finale deli-bera del i 9 luglio del detto anno commetteva al Picutti il lavoro che oggi sivede. La dipintura rappresenta un velario sostenuto da funi, il quale copreil pulpito, rorcheslra, la gradinala e gli spazii triangolari nei quali esistonole scale: le funi partendo da un anello d’adattata grandezza, collocato nelcentro, si dirigono alle colonne che adornano il prospetto della scena, e pari-menti verso quelle che sono sopra le gradinale, e vanno in parte ad avvolgersiall’intorno di carrucole ed in parte ad aggrupparsi in anelli, le une e gli altridorati e disposti sopra i pilastrini dell’atrio nel prospetto della scena e lungole muraglie nell’intorno della gradinata. Cosi prevalse il partilo contrastatodai monumenti contemporanei e dal numero più forte degli intelligenti esem-pio non raro dell’esito di una discussione artistica. Meritava poi del teatroolimpico il Malacarne coprendo nel 4 838 di un cielo le prospettive dellascena, con che è vantaggiata la nobiltà della decorazione e il successo dellevedute (96).
Avvegnaché il lungo tema mi sospinga, non devo non fare accorto il lettore