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modello del Palladio : il pozzo di mezzo al cortile che tiene dello stile di tuttigli ornamenti del chiostro ha segnata l’epoca del 1714 che è quella di tuttal’opera ora esistente, che collo stile risponde al suo secolo (Venezia 1833,tip. Andreola, voi. II pag. 152).
Dalla serie che qui finisce delle fabbriche incerte o false del Palladio inVenezia , vengo ora a quella di simil genere nella sua patria: ricondurrò vo-lentieri il discorso a quella cospicua città, quando toccherò di altri lavori cheper la medesima lasciò ineseguiti ed inediti il nostro architetto.
La moltiplicità delle fabbriche specialmente civili in Vicenza e nel territo-rio, sorte nel secolo XVI colle forme della classica architettura, rende tantopiù difficile la discussione necessaria a discernere quelle del Palladio dallealtre che gli si attribuiscono per l’assoluta impossibilità di trovar documenti,che ne stabiliscano il vero autore, specialmente dopo i tanti mutamenti deiproprietarii che sconvolsero arehivii, dispersero memorie, guastarono le fab-briche medesime. Il Muttoni, il Temanza , il Fossati, il Bertotti ed altri pecca-rono certamente alla lor volta di troppa condiscendenza nell’avvalorare coiloro scritti la volgare tradizione, che in Vicenza fa tutte per poco del Palladiole fabbriche di quel tempo: nullameno vogliono in parte scusarsi del facilegiudizio, perchè l’assoluta ignoranza, in cui siamo dei nomi di altri architetti,che abbiano oltre Vincenzo Scamozzi tenuto dietro così dappresso al grandemaestro in quel secolo, concorse a stabilir la credenza che attribuì a lui quellecostruzioni che la distanza di tempo e la disparità di stile per niun modo pos-sono consentire. Tenterò portar qualche lume nell’ importante argomento cer-cando prima di tutto degli architetti, che contemporanei al Palladio o suoidiscepoli esercitarono la nobil arte nella comune patria.
Chi prendesse in istretto senso la lode di architetti che il Palladio accor-dava ai gentiluomini suoi concittadini, avrebbe tostamente nel bel mezzo delsecolo XVI siffatto numero di cotali, che sariano bastati a decorare di edi-ficii una intera citlà. Non io però ridico ciò che ad altro luogo affermava, dalTrissino in fuori doversi riverir in coloro i nomi di mecenati della bell’artesingolarmente pregiata in Vicenza fra gli Olimpici. La professavano davverospecialmente il Giovanni d’ignoto casato, e Silvio Belli, Giandomenico e Vin-cenzo Scamozzi, Francesco e Giambattista Albanese , Paolo da Ponte e OttavioOrefici : nessuno di tali nomi è nuovo al lettore di queste Memorie : ma pocoo nulla si conoscono le opere loro.