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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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a quella di scultore aggiunse sulla lapide sepolcrale in s. Susanna il suo di-scepolo Pasquale, vi si conferma per opere egregie che si dicono da lui com-piute in alcune basiliche di Roma :, ma il Cicognara ed altri scrittori non lericonoscono, quelle soltanto accettando che vi condusse di scultore : a me quinon giova la discussione: in patria nel I 597 collocava le statue del prospettodella chiesa di s. Pietro : se egli Io adornasse del doppio intercolonnio corintio,coperto di frontispizio, noi dicono i documenti di quella fattura, nè all’ infuoridella statuaria alcuno toccò di altri lavori architettonici che preparassero alMariani in Roma la fiducia di Clemente Vili e di Paolo V (Face. M. L. II 201).

Fioriva adunque in Vicenza ai giorni del Palladio un popolo di artisti in-telligenti, il qual fruito consegue sempre dalla scuola dei grandi maestri: lorinnovava alla sua volta anche il Calderari. Arroge la consuetudine di quelsecolo che faceva ereditaria nelle famiglie la professione delle arti : il Palladionato, come si crede, di padre muratore o scarpellino, allevava nella sua casadue scultori e due architetti : ceppo di artisti era quella di Valerio Belli , cheil magico cesello dava tratiare alla figlia: piacevasi, al dir del Palladio, il fi-gliuolo Elio delle dottrine di Vilruvio, professate dai nipoti Silvio ed Ono-rio , quello natogli dal fratello Francesco, questo dal figlio insieme con Valerio,facilmente non islraniero alle mentovate discipline, se gli olimpici lui a pienocoro eleggevano a laudatore del Palladio testé defunto. Qui al mio propositodirò di Onorio , di cui Pietro Antonio Moti, scrittore citato dal Calvi, scrivevanel 1638: «Mathemalicorum perilus, in morie Palladii ea quae magnifica su-pereranl, pcrficere curavit» (IV. CXVIII ). Ma come della famiglia, cosi di Ono-rio era male istruito quello scrittore. Giovine al pari di Siila, eletto nel 1579tra gli olimpici, e destinato agl’intermezzi della pastorale designata per l’annodopo, non ancor finito il teatro, in cui pel dispendio sostenutovi ebbe statua,partiva nel 1583 per Candia in condizione di medico del Provveditore gene-rale dei Veneziani, e vi rimase condotto: di là mandò a’ suoi amici della Ve-nezia , per lutto l’andar di quel secolo, varie lettere della medicina che pro-fessava, e descrittive delle cose naturali dell’isola^ ivi compose quel trattato,ovvero osservazioni di tutto ciò che a Candia appartiene, e gli valse anche leIodi di architetto. Quel libro rimasto sempre inedito, nel passalo secolo dallemani del padovano mons. Jacopo Tomasini pervenuto a quelle del Lodoli eraveduto, e descritto dal Maffei nei suoi libri degli anfiteatri, e specialmente delveronese: «l’Opera è scritta, ci dice, con erudizione e con senno, e non si ha