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sopra quel paese alle slampe cosa di gran lunga paragonabile. Nel primo li-bro, in cui si tratta delle antichità, riferisce le iscrizioni, e con ottima cogni-zione di architettura dà le piante di tutti gli antichi edifìzii, de’ quali pub-blica notizia non si ha, ed alcuni de 5 quali in quegli anni stessi per occasioninate furono distrutti. Sono tra questi sette teatri, di cui egli trovò tra le ruinedi varie città gran reliquie: ma cinque anfiteatri nomina altresì de’ quali par-vegli di veder vestigio; anzi di due l’uno a Gortina, l’altro a Gerapitna, neforma e ne rappresenta i disegni secondo l’uso comune come se gli avesse tro-vati interi e perfetti» (lib. I cap. 7). Quest’opera citala con lode da varii scrit-tori oggi sembra perduta: non mancano però al lutto i frutti di quegli studii,conservandosi nell’Ambrosiana, mano dello stesso Onorio , parte de’ disegni no-minati dal Maffei, e da altri unitevi due lettere descrittive, mandate con essi,al di fuori del libro, nel 4 586 dalla Canea a suo zio Valerio Barbaran, diligen-tissimo osservatore, disse il Palladio, di tutto quello che a questa professione(dell’architettura) si appartiene. Nella stessa biblioteca sono altre collezioni eframmenti di consimili disegni, facilmente del Belli 5 ma io standomi a questiche mi rivelava il co. Giovanni Da Schio, diligentissimamente condotti e man-dati al Barbaran, non temerei affermare che in essi il Belli facea mostra nonpiù che di quella direi quasi erudizione dell’arte architettonica, comune forseai gentiluomini lodali dal Palladio, ed a tanti letterati di quel secolo, non ba-stevole a far di loro altrettanti architetti : per simil guisa insieme coi disegniil Belli traea copia di molte iscrizioni greche, che poi spediva a Vicenza peraverne, confessa ei medesimo, la interpretazione : trovava quindi il Maffei ra-gione di opporre ad Onorio lo scambio per lui erroneamente fatto di crederanfiteatri alcuni che erano veri teatri : ne’ disegni però e nelle lettere si no-tano misure, distinguonsi ordini, s’istituiscono paragoni, colle regole di Vitru-vio, posponendovi talvolta, e tal’altra vi si anteponendo ad alcune di quellereliquie le modanature e i capitelli del Palladio. Il Belli però non fa pompadella sua perizia, anzi mandava davanti que’ brani per averne il parere daquel suo zio, e «dal signor Paolo Antonio Valmarana e dagli altri accademici,e sopra tutto dal signor Alfonso ». Rammentava anche il compagno Siila Pal-ladio, ma solo per dargli un saluto. Vorrei trattenermi più a lungo su questosubbietto per eccitare la pubblica attenzione intorno questi preziosi avanzidella romana antichità; se non che a me basta l’avere conghielturato che daessi traeva il Moli con poca critica la opinione dell’avere potuto il Belli ese-