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Alla spettabile Rappresentanza del Vicentino Municipio
Al mio amore e diletto per l’arte architettonica son debitore del possesso, in cui tro-vomi, di parecchi disegni dell’immortale Andrea Palladio , parte dei quali servirono all’edi-zione del 1570 sotto a’suoi occhi eseguita, e parte non mai nè da lui, nè da altri dopo dilui pubblicati.
Taluno di questi disegni fu, com’è noto, posseduto dal rinomato architetto Temanza ,cioè le Terme di Agrippa , facendo parte della di lui biblioteca da me acquistata nel 1800.
Gli altri tutti al numero di trentadue furon pure da me acquistati dalla vedova ed erededel veneto ingegnere Dal Peder, in concorrenza dell’ illustre trapassato co. Leopoldo Ci-cognara, e questi li aveva ottenuti il Dal Peder da una patrizia famiglia Contarmi, un in-dividuo della quale amatore delle Belle Arti accoglier soleva in sua casa il Palladio allorchévi si recava per occasione delle fabbriche da lui architettate ed eseguite in Venezia .
Sembrerà forse strano che un veronese brami di veder conservato questo tesoretto del-l'arte architettonica in Vicenza anziché in Verona mia patria diletta, ma ecco il perchè ioreputo ragionevole tal mia disposizione.
Considerando che nella patria del loro autore esser possono cosi alla storia dell’ arte,come all’utilità degli studiosi artisti più opportunamente in pronto che altrove, parmi d’es-serne giustificato abbastanza; ed infatti in Vicenza ove nelle tante sue fabbriche campeg-giando più lautamente la ricerca ed il merito del tanto illustre indigeno architetto, il primooggetto di cui s’occupa il viaggiatore istruito e lo studioso di Architettura, è del Palladio edelle sue produzioni non solo, ma d’ogni particolarità che gli può appartenere; e quindiquale non s’offre tosto opportunità immediata di porlo a parte di questa si cospicua curio-sità, dell’ispezione cioè degli studii originali di mano propria del riputatissimo architetto?
Mostrasi all’invece in Verona il viaggiator e l’artista capitalmente sollecito delle sue ro-mane antichità; delle quali sono insigni gli avanzi che ne possiede, nonché dell’opere delsuo veronese architetto Sanmicheli; senonchè ricercherebbe inutilmente l’Arco de'Gavi,quel sì cospicuo romano monumento sotto gli indolenti nostri occhi fatalmente distrutto.
Quell’arco fu pur dal Palladio di propria man disegnato, ed è tra quelli che in donoofferisco, ma questo disegno io reputo ragionevol cosa trattenerlo in patria, ed affidarlo eraccomandarlo alla cura e custodia della veronese Accademia di Agricoltura, Commercioed Arti, onde il viaggiatore e l’artista che invano ne ricerca sollecito l’originale, possa pron-tamente vederlo studiato e disegnato sopra luogo dal grande architetto. Questi motivi cherettificano, se mal non mi appongo, la mia disposizione, appagheranno, io spero, chi a primagiunta non ne fosse prevenuto.
Mi dirigo perciò ossequiosamente al Municipale Consesso rappresentante la Regia cittàdi Vicenza , supplicando di far aggradire, e formalmente accogliere il dono di questi mieidisegni, al quale altra condizione non appongo che quella di venir collocati in apposito eraccolto gabinetto nel sontuoso palazzo dall’illustre comune di Vicenza con tanta sua gloriaacquistato, e nobilissimamentc destinato allo splendore delle proprie Arti Belle ed alla sededella loro istruzione. Dissi in apposito raccolto gabinetto, montati entro doppio cristalloquelli che disegnati sono in semplice foglio e da entrambe le parti.