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Tomo IX.
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i8a Oppio

L’oppio così prodotto spontaneamen-te è ricercatissimo, e non viene messo incommercio : i torcili lo dicono affiori omadre-goccia, perchè ordinariamente dividesi in piccole porzioni sopra carte leg-germente onte ove acquista la forma digocce o di pastiglie.

Non sembra peraltro che tutto que-st’ oppio di prima qualità venga consu-mato : anzi generalmente si afferma chese ne riservi una parte per aggiungerloa quello di qualità inferiore, a fine didargli il forte odore viroso che distingueil buon oppio. Finita la raccolta dell’op-pio sulle capsule, si taglia la pianta e sipesta unitamente alle capsule, e se ne e-strae il succo. Poscia si fa bollire il re-siduo, e se ne fa una forte decozione cheevaporasi lentamente. Concentrata al-quanto, vi si aggiunge il sacco spremuto,e si continua ad evaporare fino a consistenza di estratto, aggiungendo allora1’ estratto naturale ottenuto per incisio-ne. Con questo estratto si fanno dellefocaccie ette aspergonsi con foglie di papavero grossamente pestato, o di altri ve-getali, con semi di acetosa, ec. Finalmen-te si compie la decomposizione all’ aria.Ecco quanto si è detto finora di più ra-gionevole sulla fabbricazione dell’oppio.

Devesi scegliere 1’ oppio in piccolemasse secche di spezzatura netta omoge-nea, di colorbruno rossastro e odor vi-roso non empiieumatico. Quello di buo-na qualità si ammollisce facilmente fra iditi; è capace d’infiammarsi a contattodel fuoco; ma il miglior metodo che sipossa aggiungere a questi caratteri perassicurarsi della sua qualità è determi-nare colla esperienza la proporzione dimateria solubile contenuta.

Le proprietà eminenti dell’ oppio inmedicina lo resero oggetto di molti stu-di per iscoprire il principio attivo chesi è creduto risiedere in corpi diversi.

Orno

Peraltro non si ebbero cognizioni positi - 've sulla natura di questo prezioso rime"dio che nel iSu5, quando Deresne far-macista di Parigi pubblicò su tale argo-meuto una pregevole memoria inseritanel T. 45 degli annali di Chimica. Eghscoperse che esiste nell’oppio una «nate- -ria particolare, la quale si ottiene abbon-dantemente coll’evaporazione spontaneadi una infusione d’oppio fatta a freddo,eridotto a dolce calore in consistenza disviluppo chiaro. Questa materia cristalh-na elle, separandosi, trae seco una cellaquantità ili resina bruna, si può purifi-care con nuove dissoluzioni e cristalliz-zazioni mediante I' olcuole, e spogliata d®ogni materia straniera essa è perfettamen-te bianca, lucilia e come rasata. Essa h ala forma di lunghi aghi o prismi schiac-ciati ; è insolubile nell’ acqua pura, ui®vi si scioglie abbumlantissimamente fig-giungendoci una piccola quantità d’aci-do; saturando quest’acido si precipui®tale materia con tutti i suoi caratteriprimitivi. Questa sostanza ha la notabi-le proprietà di fondersi, decomporsi ,ad un moderato calore, conservando,dopo il raffreddamento, la trasparenzaacquistata colla liquefazione. Ad una tem-peratura più elevata arde con Camma ediffonde un odore di biancospino ai con-tatto dell’aria : ma in vasi chiusi si de-compone, e fornisce de’prodotti azotati-Tali sono le proprietà caratierostiche diquesta sostanza distinta per mollo tem-po co! nome di sale di Derosue. Lo stes-so autore peraltro gli avea attribuito al-cuni ulteriori caratteri, dipendenti da unaparticolare modificazione. Egli avevaconosciuto che aggiungendo del carbona-to di potassa ad una soluzione acquosa

di oppio, ottenevasi un precipitato che,trattato e purificalo coll’alcoole bollente»riproduceva una sostanza aualog 3 allaprecedente, che conservava la proprietà