Orrio
<li far vedere lo sciloppo di viole, dipen-dente, secondo Derosne, da un residuodelincali precipitante. Quindi sfuggì unaimportante scoperta giudicando che ilprecipitato contenesse della potassa, e neavesse quindi le proprietà alcaline. Se-gmn confermò le scoperte di Derosne,s o nonché conobbe essere la sostanzaPrecipitata essa stessa un nuovo corpoalcalino che si combinava cogli acidi, erimaneva insolubile negli alcali. ErasiImito lontani a quel tempo dal pensarec ' 1 ’ esistessero nuovi alcali organici che,malgrado 1’ evidenza dei fatti, fu il primoSertuerner a dimostrare questa nuovaVerità dalla quale sorsero ulteriori inte-ressanti scoperte. Egli ci fece conoscereeheil principio attivo dell’oppio consistevain una sostanza alcalina per sé stessa, attaa combinarsi cogli acidi e comporre deiveri sali. Venne da lui detta morfina, edimostrò che trovavasi naturalmente nel-:1 oppio, combinata allo stato salino con,,n acido, cui diede il nome di acido me-c °m'co. Egli dapprima non riconobbe nelsale diDerosne che un meconato di mor-f lna ; ma si vide in appresso che la ma-teria cristallina, depostasi spontaneamen-te nelle soluzioni concetrate di oppio,^•versifica essenzialmente dalla morfina •,eh’ essa non partecipava della natura nèc* e gli alcali, nè degli acidi, e che, discio-g'iendosi negli acidi, non li saturava per-altro, ed era invece una sostanza parti-colare che si chiamò narcotina. Ecco'binque tre corpi distinti e bene caratte-r, zzati che coesistono nell’oppio e ne for-mano la base essenziale.
Se ne distinsero ancor degli altri ; ma,siccome non hanno la stessa importanza,«e faremo parola dopo aver indicato ilmetodo da seguirsi per separare questipruni corpi dall’ oppio, e cominceremo
^ a lla morfina che maggiormente inte-ressa.
Orpio i85
Sertuerner , dietro 1’ idea che la mor-fina fosse allo stalo di sale combinata adun acido nell’ oppio, avea consigliatoprimieramente l’uso dell’ammoniaca persepararla dalla soluzione acquosa dell’ e-stratto <!’ oppio. Allorché io ripetei 1’ e-sperienza, cominciai dal convincermi chel’alcali non partecipava alla qualità dellamorfina, e adoperai piuttosto la magne-sia che l’ammoniaca; questa novità ven-ne generalmente adottata. Ma, divenutala morfina un oggetto di molto consumo,i fabbricatori rintracciarono de’mezzipiù economici e facili ; e siccome 1’ usodell’ ammoniaca era preferibile, si conti-nuò il metodo ideato da Sertuerner . Sicomincia dal trattare con acqua fredda1’ oppio da cui vuoisi estrar la morfina.Si riuniscono tutte le infusioni a freddo,poi si evaporano, e si riducono ad unapicciola quantità. Nel liquore così evapo-rato versasi la metà dell’ ammoniaca ne-cessaria alla precipitazione, all’ oggetto disaturare soltanto 1’ eccesso dell’ acidoesistente nell’oppio; non è facile distin-guere 1’ esistenza di esso perchè il liquo-re essendo molto colorito, la sua azionesulla carta di tornasole è poco distinta.Formasi un sedimento fioccoso in cuinon trovasi quasi punto di morfina, for-mato piuttosto d’una sostanza resinoidecolorante tenuta in dissoluzione dall’ec-cesso di acido. Si feltra sopra una telae mrttesi illiquor chiaro sul fuoco: quan-do bolle, compiesi la precipitazione ag-giungendo un’ altra metà di ammoniacain leggero eccesso. L ebollizione giovascacciando 1’ ammoniaca eccedente, emantenendo la morfina disciolta; per cuila si ottiene col raffreddamento, sottoforma di cristallizzazione granellosa, uni-tamente ad mia materia più tenue e piùfioccosa che ne rende la purificazionedifficile, e dalla Vpiale basta per sepnrar-|nela una semplice levigazione. Devesi