DI SÂN GENNARO LIB. III. cccmle seguenti parole. O Vesuvio! oh quanti danni e timori e rovine minac-ci a Napoli ! non per ciò confido io nel mio Dio, che per tuo conto nonmorirò unqua in Napoli» Coloro, che si ritrovaron con lui (seguita Ema-nuele ) cre dettero, che’l Santo proiettava; o ch'ei non sarebbe mortoper incendio del Vesuvio, o che non sarebbe morto in Napoli. Ad ogniModo, si dee preporre la congettura d’Emanuele ( oggidì certezza pertante sperienze sabbiamo) che’l Santo con tai parole, promise il s uo Pa-trocinio da gsincendî del Veluvio alla sua Città ( 6 ).
Accapo di questo tempo , come piacque al Signore, il Padre di SanGennaro, l’Arconte P.Stefano Gianuario, carico di anni e di opere sante,da santissimo Cristiano sene volò al Cielo, al quale tanto colben’opra-*e anelato avea. Suo testamento fu, Pavere statuito suo Rede universalee particolare , il santo suo figliuolo, col peso d’un buon legato, ad Agatala sorella. In questo inevitabile accidente, Gennaro forte e costante ( sal-vo quanto alla pietà paterna si richiedeva) insiem colla Madre e Zii, nonmancò fargli quanti onorati, altrettanto onestissimi funerali ( 7 ). E seMai tanto meritava il giusto e lodevol governo, che per più di trentanniAvea tenuto nella Repubblica; non credo sarà improbabile, che’l Comu-ne di questa, ricordevol de’ benefizi, e partecipe della pèrdita; n’avessefatte anch’egli, nobilissime dimostranze di duolo (8).
Venuta in mani di Fausto la Redità, considerando egli di quanto pe-so ed impedimento, potea essere a’ suoi gran disegni ; volle in tutto seguirle vestigie di Giesù Cristo; che Signor del tutto, d’ogni cosa donata ali'Giorno, volle vivere bisognoso. Adunque fatto quel conto di quella ric-chissima Redità, che altri farebbe di vilissima cosa ; tutti i Fondi opulenti,c h’avea in Pozzuoii, in Miseno,e in Napoli;tutto il mobile prezioso,essa-la in caia, e danaro ed altro; presane subbidienza da S. Marziano il Ve-scovo, tra due giorni,buona parte donò alla Chiesa, ed il restante donolloa poveri. Non gravò ei il legato della sorella ; anzi posso credere, che diVa °taggio le diede: ne la Dota di Teonoria la madre, la qual'intatta man-* e nne. Il maggior ostacolo, che al suo santo pensiero procurò traversarsi,mron due Zii paterni; Tito Volunnio, e Cajo Lelio Gìanuarî (9): forsee lènza, perche essi uccellavano a quei beni, che di lor casa s’eran nelladivisione smembrati. Ma tutto in vano ; perche come se detto, a suo ta-lento, il gran Martire ne dispose; stabilendone meglio l’Ospedale e sospi-ro per ^avvenire; e riponendosi in quella Comunità di vita ; e qual nellaGhiesadi Napoli trovava (lo), equal'ei da lunga pezza anziosamente"ramata avea.
notazione
c.)
) J Eg.E.M.Cap.y,' ©*jtW?
I j \k 'rii? î£#^!tovj<! w ,
gtfAvS'ét'à’q , .* rot ) ?
duttili ti IUireKrdv tsu
miti d «î
^i^Tvov ruoTiuTtov , Bsi/žSîk'bv , ^ » Kclittn
jj.t'X&t Pa>pi)]i , w ij ueì in fjdtyv Iw TTvp niy Jiniyj* 0 '*'Kj && lAîptiU TU XUV . Z X ClfOfitotc^
ut aitiam ejt ,/requens tu Componiam, ad Martyresj’olaadum ; labentes eri gens , ìnsideks ittvadens erum-
psbat.
«