44
» tici , die avea composte tre mille sentenze ri-i» maiclievoli (t), e che conosceva dal cedro del„ Libano fino all’issopo, cbe crescea sulle mura».E nel c. 7 > » e* 1 ’ era istruito della differenza del-» le piante , e delle proprietà delle radici. »
Ed ecco percorsi ed esauriti tutti i fonti, daquali potea lusingarmi di poter attingere qualchelontana idea della canna , per cui vado spigolan-do ne’ rimoli nascondigli dell’ antichità tutto ciò,che avrebbe potuto fornirmi non perfetto cono-scimento , ma un’ ombra ancora di nozione , cbepotesse 5 ad essa avvicinarmi. Ma nulla troverò nèanco presso gli Egizii ?
È indubitato , che fra tutti i popoli dell’anti-chità furono i primi ad applicarsi sullo studio de’semplici, e de’ loro sughi pella guarigione dellemalattie (a) , pelle quali ne rifondeano poi l’u-tile scoperta al ministero degli Dei (3). Conse-guenza è stata poi , che ad essi venne attribuital’invenzione della medicina; si crede ancora es-sersi ivi composti dei trattati sulla botanica , efra i libri di Mercurio Trismegista si pretenda
(0 Le Clerk Ilist. de la Medie, p. 80.
(2) Pilli. 1. aO , init. ; |. 2(5 gect. 6. Itygin. fab. 374 > p*g.328. Plnt. 1- 2 i P- 646 647- Schei. Homer. ad Iliad. 1. ii,v,845. Serr. ad Encid. 1. la, v. 396. Isid. Orig. 1. 4j c. 9 init.
(3) Pii». 1. a5 , p. 3<ìo 36i.