42
Il terzo, e quarto numero si spiegano col fatto-verificato in tanti pascati secoli ; le canne iuaffutenon una, ma più volte la settimana, non potea-no, che abbondare di molto mele, e di pochi,dinasale essenziale dolce, inceppato , ed inviluppalo fratante tenaci, e mucilagino.e maierie ; La comeguen-za era quella di dover molto lavorate con notabiledispendio, e non aver di ritorno, che un prodotto dicattiva qualità con molta parte sciropposa , e mela-ta , che di sovente superava lo zucchero i-teoso .
Questi vizj dipendenti tutti da false teorie, del-le quali non si seppe mai in Mcilia il contrario,costringevano i manifattori a dover consumare unaquantità immensa di legna, * distruggere per dir co-sì boschi , per eliminare uno aggregato di 'sostanzeindigeste, e nuotanti in una sovrabbondante acqua, che
(i) Avendo chiesti dei schiarimenti in Avola da per-sone maggiori d’ogni eccezione, sulla <oltivazione attualedille canne, ihe per pr rticolsre diletto hanno (O serva-te, io scorgo, che il modo corrisponde all’ antico da mecennato } ma per 1’irr gazione, di cui nei citati monu-menti *non si trova, che la generale espressione, vengocon m'a sopresa a rilevare , che le canne sono inaffiatefino a tre volte la settimana ^ pratiche, che cesserannonella la Sicìba , dopocchè si gusterà la nuova teoria i»tutta la sua «ritenzione .