Band 
Tome quatrième.
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( 48o )

quale risposta mi pare che assai probabilmente sipossa conjetturare la mia présente carcere non essereper terminarsi se non in quella comune, angustissimae diuturna. Da questo e da altri accidenti che troppolungo sarebbe a scriverli si vede che la rabbia deimiei potentissimi persecutori si va continuamenteinasprendo. I quali finalmente hanno voluto per sestessi manifestarmisi atteso che retrovandoli un mioamico caro circa due mesi fa in Roma a ragionamentocol padre Cristoforo Grembergero matematico di quelcollegio venuti sopra i fatti miei disse il Gesuita ail’amico queste parole formali : « se il Galileo si avessesaputo mantenere l’affetto dei padri di questo collegioviverebbe glorioso al mondo e non sarebbe stato nulladelle sue disgrazie e avrebbe potuto scriteve ad ar-bitrio suo di ogni materia, dico anco dei moto déliaterra, ecc. » Si che Y. S. vede che non è questa nèquella opinione quello che mi ha fatto e fa la guercama l’essere in disgrazia dei Gesuiti . Délia vigilanzadei miei persecutori ho diversi altri riscontri. Tra iquali uno fu che una letlera scrittami non so da chi dapaesi oltramontani e inviatami a Roma dove quegliche scriveva doveva credere che tuttavia dimorassi fuintercetta e portata al signor cardinale Barberino, eper quanto da Roma mi venne poi scritto fu miaventura che non era lettera responsiva ma prima :piena di grandi encomij sopra il mio dialogo e fuveduta da piu personne e intendo che ce ne sono copieper Roma e mi è stala data intenzione che la po-trei vedere. Aggungasi allre perturbazioni di mentee moite corporali imperfezioni le quali sopra quella