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nazione non sarebbe gloriosa di decadere come decadeva alloral’Italia ; venne quella voce dalle loquaci lettere e dalle arti cheparlano alla mente e al cuore dei più, e che giunte di poco all’apicedella loro grandezza allora per verità decadevano. Ma come po-teva mai chiamarsi secolo di decadenza quello in cui vide l’Italianascere e prosperare la Filosofia più universale e più benemeritadell’umanità, annunziata e propagata con tanta purezza, venustàed eleganza di lingua da fare non dirò già maravigliare nè vergo-gnare , ma disperare F età presente; e questo era pure un manifestoe diretto vantaggio che portato aveva quel secolo alle lettere stesseche Io dispregiarono, abbenchè quegli eletti ingegni nel richiamaregli uomini allo studio delle idee anziché delle parole (immensobenefizio! ) mostrato avessero subito come si debba amare e col-tivare, accrescere e conservare l’idioma nativo. Ben è vero peròche il secolo di Ferdinando parve segnare il confine della influenzaItaliana sulle altre Nazioni: imperocché Luigi XIV, e il non menofamoso di lui ministro, col favore accordato apertamente a tuttigl’ ingegni nazionali ed esteri, assorbirono e distrassero gran partedelle nostre glorie e riuscirono a fare allignare in Francia moltedelle nostre istituzioni e scoperte; e gl’italiani che già per opinionio religiose o politiche, scissi, tormentati, banditi, si erano ritirati orifugiati in Francia; ove sperarono più quieto e libero vivere,e dove per la magnanimità di quel Monarca molti erano chiamati ebeneficati, e molti con fiducia di futuro collocamento spontaneisi presentavano. Codesto secolo di gloria Francese tanto poi siaccrebbe a spese dell’Italia sua prima nutrice, che di attiva lacambiò finalmente in passiva. Sicché vedemmo (mi si permettal’espressione che prendo in prestito dalle scienze moderne) inver-tirsi la corrente che dall’ Italia andava oltremonti, e noi di posi-tivi divenir negativi; che tutti quei provvedimenti di civile, onestoe delicato vivere che dall’ Italia, e dalla Toscana in specie passaronoa beneficare la Francia, dalla Francia ritornarono a noi (perfe-zionati se vuoisi, ma perduta ogni originalità e vestiti.alla foggiastraniera) e noi immemori gli ricevemmo, quasi novità o prodigj,e a tanto giunse poi codesta cecità, che parve che a ben vivere