90 Val Canobina .
Volendo tornare al lago per vai Canobina»sì sale alla vetta meridionale, ov’è meno alta;percorresi una vailetta solitaria ove veggonsigrandi frane del romite che è di roccia mica-cea; e, oltrepassata piccola vetta, trovasi Fi-nero, buon villaggio in un altissimo piano.V’ è quindi a passare il sasso di Finero, eh’èuna lunga scogliera quasi a picco, sulla cuioccidentale faccia è un angusto sentiere cheguarda un precipizio. Non vi si passa però,almeno di state, con quel pericolo che gene-ralmente s’annunzia. Vietisi a Ctirsolo, ovevedonsi de’ filoni di bianco marmo primitivoda cui traggono la loro calce quegli abitanti.
Dopo Cursolo v’è Aurasco, lasciando adestra Guro indi Falmenta, e dopo d’aver ol-trepassato un burrone che corre su strati d’unsasso nero, che sembrommi corneo, si giugnoa Spezio. Di là vietisi a Cavaglio, e posciadiscendesi a Oltrafiuine, e a Canobio.
La valle Canobina, che da Finero sin quistendesi, è angusta e miserabile; uno de’mag-giori suoi prodotti, è la corteccia de’querciuo-Ji, che gli abitanti spogliano,( cod danno gra-vissimo de’ boschi ) gettandone i tronchi mar-cati nel fiume che li porta al lago ; e ven-dendone la corteccia sotto nome di Rusca aconciatori di pelli, che in Canobio hanno an-tiche ed estese manifatture. Vuoisi che le pel-li di capra, dette a somtnacco, qui riescanomeglio che altrove per la purezza delle acque.JMaccaneo , che scrivea nel secolo xv, chiamaCanobio emporium mercis coriacei b, e Mori giànel secol xvi rilevò da libri di Dogana cheVernano da Canobio a Milano annualmente