io4 Viaggio al S. Gottardo.cristallizzate in tavolette , o prismi tetraedricompressi , intaccabili dall’ acciaio sulle fac-ciate , e durissime sulle coste. 8. L’adulariafatta conoscere dal nostro Prof. Pini. Wernerla chiamò poi lunaria , perchè ha molti rap-porti colla pietra di questo nome ; e somigliapure alla pietra di Labrador, se non che hamen vivi colori.
De’ cristalli ve n’è grandissima copia. 1 . Ipiù comuni sono cristalli di rocca. Leggesi cheuno sen trovò sì grosso da doversi trasportaresu un carro ; e di più, che certa vetta dimonte è formata d’un sol cristallo; ma, 0 -mettendo le favole , certo è che ne’ nostrimonti ve ne sono de’ grossi assai, e che damolti secoli è in fiore presso di noi 1* arte dilavorare de’ grandi cristalli di rocca per far-ne scatole e altri vasi, e lampadarj, e ornatid’ogni maniera. Ve n’ha de’limpidissimi, chesono i più ricercati pei lavori ; ma i Natura-listi vanno in traccia non solo de’ colorati inroseo, giallognolo, color di fumo e neri; mapiù ancora di quelli che contengono corpi e-stranei, come sorli, asbesti, terre, e metalli ,e anche gocce d’acque. Quei che credon ve-dervi dei corpi animali, o vegetali s’ingan-nano. 2 . I cristalli di feldspato opachi non e-rano conosciuti presso di noi prima che ilProf. Pini desse una celebrità a quei di Ba-veno e del S. Gottardo. Ve n’ha de’ bianchie dei nericci , de’ carnicini, e di color rug-gine ; e loro proprietà è 1’ essere cristallizzatiin prismi quadrilateri romboidali. Trovatisi inmezzo ai graniti , e sovente misti a cristalliquarzosi metallici, o sparsi 4’ incrostazioni