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I dieci libri dell'architettura di M. Vitruvio tradutti et commentati da Monsignor Barbaro eletto patriarca d'Aquileggia
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256 LIBROCAP. IT. DELLE MACHINATIONI TRATTORIE DE I SACRITEMPI, ET DELLE OPERE PVBLICHE.RIMAMENTE ordineremo quelle coſe, che ne i facri tempi,& alla perfettione delle opere pu-

bliche fi apparecchiano, lequali à queſto modo fi fanno. Drizzanſi tre trauicelli fecondo la grãdezza de i peſi, queſti dalle teſte di ſopra congiunti da un pirone,& da baſſo allargati fi drizzano po-ſte le funi dalle teſte.& con quelle atorno diſpoſte fi tengono dritti legaſi nella ſommità una tagliadetta da alcuni recamo, nella taglia ſono due rotelle, che nei loro pernuzzi ſi uolgono, per la rotel U di ſopra fi fa paſſar il menale, queſta fune dapoi fi manda à baffo,& fi fa andar à torno la rotelladella taglia inferiore,& fi ripporta alla rotella di fotto della taglia ſuperiore,& coſi diſcende alla inferiore,& nel ſuobucco fi lega il capo della fune, laltro capo dellaquale e ripportato tra i piedi della machina, et nei pianuzzi quadra-ti delle traui di dietro, la doue fon allargati, fi ficcano Porecchie, ù manichi detti chelonia, ne iquali fi mettono i capide i molinelli, accioche con facilità que perni fi uoltino. Ma que mollinelli hanno preſſo i capi loro i bucchi temprati in modo, che in esſi poſſono accommodarſi le ſtanghe, ma alla taglia di ſotto ſi legano gli uncini di ferro, i denti deiquali s accommodano nei ſasſi forati, quando adunque la fune ha il capo legato al molſinello,& che le ſtanghe me-nando quello lo uoltano, queſto effetto ne naſce, che la fune uolgendoſi d torno il mollinello fi ſtende,& coſi inalzai peſi allaltezza, che fi uuole,& è que luoghi, doue fi hanno è collocare,Qui Vitr. ci dimoſtra come ſi fanno gli ſtrumenti da leuar i peſt, e porli doue fu biſogno nelle fabriche de i tempi,& delle opere publiche.&prima ci parla della taglia, che egli troclea, ò ricamo dimanda: il pia ſemplice modo è drixxare una caualletta, d gauerna che ſi dica, di tra-ui, 0 antenelle, per ufare i nomi del noſtro Arſenale, accio meglio fi piglie la pratica di ta coſe. Queſta gauerna fi fa pigliandoſi tre traui

della groffezza che puo baſtare à ſoſtener i peſi, queſti fi drixxano,& di ſopra fi legano inſieme con pironi, che fibule da Vitr. detti fono, et 20

i piedi di fotto s allargano, piglianſi poi due taglie, che cuſelle altroue fi chiamano, la forma dellaquali per la figura fi maniſtſta, che fono alcunegirelle, che orbiculi da Vitr. raggi da noi dette ſono, che nel taglio dritto la loro circonferenza hano un canale, neiquale s'inueſte il menale, daVitr. ductario fune chiamato, le girelle, è raggi hanno nel mezzo un bucco, doue ui entra un pernux xo, che aßiculo da Vitr. marſione fi chiaama da nol, questi trappaſſa per lo raggio, che e poſto fra un legno tagliato& cauato,& fopra quello fi uolge. Attaccaſi adunque una tagliaalla parte di fopra,& laltra ſi ſerua per porla di fotto& Pordimento è tale, pigliaſi la fune,& un capo di effa fi trammette nel canale delraggio di ſopra, dapoi fi cala al piu baſſo raggio della taglia di fotto.et trappaſſato p lo fuo canale, ſi ripporta al raggio di fotto della taglia foperiore, fattolo paſſare, fi cala nel raggio di fopra della taglia inferiore,& tui fi lega, l'altro capo della fune che in abandono fi lafcia,ò perchecon le mani à forza tirato fi 4,0 ſi raccommanda ad un mollinello iſquale tra i piedi della gauerna, nelle orecchie, ehe Vitr. Chelonia, noi caftiagnole, d gattelli chiamamo, ſi uolge con alcune ſtanghe, õ manouelle, o pironi, che fi dichino, che uectes da Vitr. dette ſono, che entrano nelle te

ſte del molinello, i peſi ſi attaccano ad alcuni uncini, che noi ganxi chiamano& Vitr. forcipi li dunanda, queſti fono alla taglia di fotto attacca 3°

ti congiunti, come dimoſtra la figura a, es il reſto è chiaro per la figura b. doe è la taglia di ſopra,& per la figura. c. doue è la caualetta, cheancho ponte da alcuni è detta,& alla figura. d. doue è il molinello,& le forti de molinelli argani, d naſpi, che ſuecule, e ergata da latini o gresci fi chiamano, fono alle figure e.f. fi come le forti de i ganxi, uncint o forcipi fono alle figure. i K l. posto adun que la pratica delle taglie uenia0 alla ragione di eſſe, accioche ci fia noto la coſa ſignific ata, è quella che ſignifica, la fabrica, e il diſcorſo, beſetto, et la cagione delle coſe. Nont dubbio che fe ad una ſemplice fune ſi attacca un peſo poniam caſo di mile libre, che tutta la fatica& forza non fia unitamente da quella funeſoctenuta, che poi fe la detta fune ſera raddoppiata& d quella una ta lia d un raggio appoſta doue penda quel peſo, che la Fune non fia per hauer il doppio meno di fatica et il doppio meno di forza non baſti ad alxar quel peſo, hor che ſera poi, fe ci ſeranno due taglie, d piu? ò fe fi moltiplicheranno i raggi? non ſi partirà quel pefo in piu parti? non ſi maneogiard piu ageuolmente, non ci uorra molto menor forze à tirarloꝛꝭcerto ſi,& di modo, che fel primo raddoppiamento leua la meta del pefo il fecondo alquale refta una metd, leuerd uia la metà di quella meta che

ferd la quarta parte di tutto peſo, et dalla quarta parte della forza di prima fera il detto peſo leuato la doue fe non fuſſe la grauitd delle funi, 4°

Pafprezza de i raggi, et la tardexxa del moto per li molti rauolgimenti della fune che fono i di fetti no della forma, ma della materia, un fanciul10 preſtamente alxarebbe un ſiniſurato peſo, ma dar il Japone alle Funi lugnere i raggi il far bene le taglie coni raggi dritti laccociar i menali,che non sintrichino,ò rodino inſieme, eſſendo i pernuzzi d miſura, et proportionati, fanno ageuoli quefte fatiche e tato piu fe gli aggiugnemoi molinelli che leuano la lor parte del peſo,& della fatica come il moltiplicar delle taglie, et de i raggi et questi ancho piu ageuolmente fi monono, quanto le loro anghe jono maggiori, pche la lunghezza fi alontana dal centro, che immobile, e tanto detto fia della ragione delle taglie.

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CAP. III.

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