t)l LUIGI LAGRANGE
23
» dell' obbiettivo al diametro dell' apertura del-» l'oculare. «
Una notevole restrizione esiste però nella teoricadi Lagrange , c questa consiste nel trascurare i raggidi luce incidenti , che non sono situati nel pianodell’asse. Ora noi sappiamo per esperienza, che que-sti raggi sono numerosissimi ed efficaci. A questaomissione provvide Biot, ed analiticamente, con un’opera completa, il Prof. Mossotti, il quale è perve-nuto cosi, a formule tutte nuove, che si prestanomirabilmente al calcolo di lenti acromatiche.
Oltre all’ottica, v’erano delle quistioni di alta im-portanza scientifica, le quali avevano stancato grandigeometri e tuttavia rimanevano senza soluzione. Ungenio eminente si sente come istigato a mettere daparte altre indagini, per vincere una palma contra-stata da avversarli illustri. Cosi, per es., restava in-deciso fra Daniele Bernouilli, KrafFt, d’ Alembert eBossut, quale fosse la giusta misura dell’urto di unavena fluida contro un piano. Lagrange prende a trat-tare il soggetto sotto un punto di vista tutto nuovo;consulta le esperienze, scorge la verità attraversole loro contraddizioni, o inesattezze inevitabili e daun risultalo , cui fecero poi plauso i Michelolti, iLorgna e i Zuliani.
La teorica generale del moto dei fluidi era statatrattata da d’Alembert in alcune eccellenti disserta-zioni premiate dall’Accademia di Francia . Il soggettopareva esaurito, allorché Lagrange , mal sopportandolavori parziali , e una Idrodinamica quasi separala