Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
XXIV
JPEG-Download
 

XXIV

SAGGIO SULLA VITA

complessione, sgombri ria tutte le idee delcollegio, e ti conquisti discepolo alla Natura.Questa è la tua danza, questo il tuo primoinno alla libertà.

L’educazione fisica, trascurata per l’addie-tro, viene dunque opportuna a consolidare, equasi a riedificare la casa ove degnamente al-berghi l’imperiosa anima di Vittorio Alfieri :onde non diremo no perduto, ma providamentespeso tutto questo tempo vivuto in corporaliesercizj senza fatica di pensiero. Ma con que-ste crescenti forze, in tanta dissipazione dispirito, e con le passioni già già prorompentidal cuore, quali indizj darà di sè, quali pro-messe ci farà egli questo bollente Alfieri nellaetà dei pericoli e delle fatali cadute?

Tra i giovani della sua classe egli solo,come inferiore di età a lutti gli altri,non poteva uscir fuori senza il cameriereche lo accompagnasse. Desideroso dell’ egua-glianza , e non volendo che dell’ eguaglianzafossero misura gli anni, ma il grado accade-mico , non seppe tollerare quell’ odioso privi-legio, e con sicura indipendenza cominciò adandar fuori da sè. Alle ripetute trasgressioniseguitavano i ripetuti arresti: e l’ultimo, perl’ostinata ripugnanza del delinquente ad as-soggettarsi alla legge, durò più di tre mesi.Chiuso nella sua stanza e pascendosi di soli-tario cruccio come l’Omerico Achille, pas-sava gl’interi giorni dormendo: o se i suoiamici lo visitassero, fissava gli occhi a terrapregni di pianto e non profferiva motto. Ilpranzo che gli mandavano i superiori, rifiu-tava. Si alzava la sera dal Ietto, vicino alcamminetto faceva porre una materassa, vi sisdraiava e si facea da cucina; semplice in ve-rità e molto parca. Viveva come un selvaggio,non con altri sentimenti che la sua stizza,invincibile nel suo proposito! Qui ritroviamoil pertinace fanciullo di Asti.

Le nozze della Giulia, sorella sua, col contedi Cumiana liberarono dalla prigione questodispettoso tormentatore di sè stesso: e la vit-toria ottenuta con sì feroce perseveranza sem-pre più lo dispose a pervicacia di volontà. Dalsilenzio di quella tetra solitudine alle aperteaure della campagna bellissima di florida pri-mavera (maggio 1764), fra le allegre vociche sonavanoaugurj agli sposi,uno anch’eglidella festosa brigata, e giovine di quindicianni.... qual subita mutazione di scena! In

quella villeggiatura comprò il primo cavallo!E il primo cavallo gli fu cagione dello sma-nioso ardore, della tenerezza superstiziosa, edelle affannose ansie di un primo amore. Epresto n’ebbe otto nella stalla; ambizioso insultoai providi pensieri della curatela non curala.In un’altra villeggiatura una donna brunetta,di vivace spirito, e di un’amabile proterviagli agitò fortemente il petto, e Io sollevò daibestiali amori agli umani. A tutte queste cosevoi riconoscete bene la giovinezza. Largo nellospendere, avea codazzo di adulatori, e forse liconosceva. Coi forestieri alunni dell’accademia,per non essere soverchiato, facilmente voleasoverchiare, mutando i ricchi abiti a tavola,a corte, per tutto. Cogli amici suoi connazio-nali era religioso osservatore dell’eguaglianza.D’ogni impedimento di libertà, nemico sem-pre più superbo e costante.

Questo fiero giovine che stiamo ora osser-vando in Torino, non è adunque punto diversodal fanciullo che vedemmo in Asti: la naturadell’uno e dell’altro è la stessa, ma sono di-verse le età, ed ineguali le forze. Le quali seora vi accennassero a soverchia scorrevolezza,pensate se quella magnanima natura possaagevolmente assoggettarsi ad esterne regole,o se invece debba cercare la legge sua propriain sè medesima. I cavalli, secondochè TAlfieristesso confessa, oltre il vantaggio fisico, gliinalzavano mollo la mente, e lo preparavano ameritare, e sopportare, e forse a ben valersidell’acquistata libertà. E dell’ amore, che lenovelle anime con passione rivelatrice intro-duce ai misteri dell’ ordin morale, ei già pro-vava tutti gli effetti: « una malinconia profondae ostinata, un ricercar sempre l’oggetto amato,e trovatolo appena sfuggirlo: un non saper chele dire, se a caso si ritrovasse non solo mai,ma alquanto in disparte con lei; un correrepoi de’ giorni interi in ogni angolo della cittàper vederla; un non poterla neppur udir no-minare, non che parlar mai con essa: insommatutti, ed alcuni più, quegli effetti, sì dottamenteed affettuosamente scolpiti dal nostro divinomaestro di questa divina passione, il Petrarca;effetti che poche persone intendono, e pochis-sime provano, ma a que’soli pochissimi è datol’uscir dalla folla volgare in tutte le umanearti. » Voi lo sentite: questo bollente giovinenon cerca no di voltolarsi, siccome verme, giùnel pantano di quella sensualità svergognata,