ATTO TERZO
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POLINICE
Or dalla pace
Più assai di pria, son lungi, e non men deiChieder ragion; lai v'ha ragione orrenda,
Che dir non posso; ma 1’ udrai tra breve;
È scorreralti per l’ossa in udirlaDi morie un gelo. Altro per or non dico,
Se non che in Argo non ritorna Adrasto;
Non parie ei, no. —Ben le superbe muraDella spergiura Tebe adito dargliForse dovran tra le rovine loro,
Tosto, e mal grado mio; ma, s’abbia il dannoChi a forza il vuol. Nel sanguinoso assaltoTrovar la tomba anco poss’io; nè duolrai;Purch’ io non cada invendicato.
GIOCASTA
Ahi lassa !
E qual vendetta? e contro a chi?
POLINICE
Vendetta
Di un traditore.
GIOCASTA
Il tradilor fia quegli,Ch’ empio in te nutre con supposte trameLo sdegno, il diffidar: me sola credi...
ANTIGONE
Madre, fratello, al mio terror soltantoCrediate or voi.
GIOCASTA
Che parli?... Al terror tuo?
A qual terrore?
ANTIGONE
Ah! d’Eleòcle al fiancoSta consiglier Creonte; alto terroreQuindi a ragion...
GIOCASTA
Creonte?
POLINICE
Ei sol pur fosse
Che a lui consigli!... Io ben mel so... Creonte...Senz’ esso,... ah! forse,... a ria vendetta...
GIOCASTA
Oh cielo !
Qual parlar rotto ! qual bollor di sdegno !
Che mi nascondi? parla.
POLINICE
Io no, noi posso.
Come tacer, così obbliar potessi,
Così ignorar l’infame arcano ! Il meglioFora ciò per noi tutti; un sol delittoVedriasi allor: meglio è morir tradito,
Che vendicato. E pur saperlo, e starsi,
Chi’1 puote?... Oh qual di sangue scorrer veggioOrribil fiume? oh quali stragi ! oh quante !...
L’amistà di Creonte un don mi feaFunesto...
ANTIGONE
Or si, fratello, or si davvero,Compiango io te. Che di’? nunzia è di morteDel rio Creonte 1’ amistà.
GIOCASTA
Finora
Per Polinice, è ver , pender noi vidi:
Ma che perciò? Figlia, osi tu?...
POLINICE
Creonte
Pende per me; per la mia giusta causa,
Assai più eh’ altri.
ANTIGONE
Ei vi tradisce tutti;
Ed io vel giuro; ei si fa giuoco, il crudo,
Di voi, de’dritti vostri.
GIOCASTA
Onde tai sensi?
Che ardisci tu? Non m’è fratei Creonte?...
E a’ suoi nipoti?...
ANTIGONE
Ahi! troppo io tacqui, o madre;Ed or, non parlo a caso. Emon gli è figlio,
A quel Creonte, a cui tu sei sorella;
Nolo gli è il padre; e pur mi disse ei stesso...Che vai? Di nuovo il giuro, ambi ei v' abborre:Al trono aspira; e qual, qua 1 v’ ha misfatto,Che al trono adduca, e non s’imprenda in Tebe?
GIOCASTA
Noi creder, no... Ma pur, chi sa?... MancavaQuesto a tant’altri orrori!...
POLINICE
Ove l’incauto
Piede inoltrai? Qual laberinto infameDi perfidia inaudita! Io qui tra’mieiAnnoverar deggio i più fieri atrociNemici miei? — Ma voi, ch’io ascolto; voi,Che in amica sembianza a me dintornoRimiro, oh ciel ! chi ’l sa, se in voi si annidaInganno, o fe? chi’l sa, se in voi non entraIl pensier di tradirmi? A me tu madre;
Sorella tu: ma che perciò? son sacriTai nomi, è ver; ma son pur troppo in TebeTremendi nomi. A me fratei non eraL’ usurpator? Creonte , zio non m’ era? —
Ahi dura reggia, ov’ io ( misero ! ) i lumiAlla odiata luce apria ! congiunti,
Quanti ne serri infra tue mura infami,
Tutti a me son di sangue ; ed io di tuttiSono il bersaglio pure. Esul tanti anni,
Or mi ritrovo in mezzo a’miei straniero:Ovunque io giri incerto il guardo, ( ahi vista! )Un traditor ravviso. Ogni pietadeÈ morta qui. Che cerco io qui? che aspetto?
A che rimango? qual più orribil morteChe nel sospetto vivermi tra voi? —
Ben io mel sento; al nascer mio voi sole,
Voi presiedeste, o Furie ; al viver mioVoi presiedete or sole: a qual sventuraMe riserbate? a qual delitto?... Oh! forseMe dall’Averno respingete, o Erinni,
Perch’ io finor men empio son di Edippo?
GIOCASTA
Degno figlio d’ Edippo, anco la madre