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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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POLINICE

Nella tregua fidando: a chi improvvisoGli assai, fia lieve aspro macello farne.

Orrido dubbio a lor limore aggiunga :

Nulla sapran di Polinice...

ETEOCLE

Nulla?

Tutto sapranno; e in lor cosi ben altroSarà il terror. Si mostri ad Argo in altoDel traditor la testa; atro vessillo,

D’infausto augurio a lor soltanto : a noiPresagio, e pegno, di compiuta palma.

CREONTE

Di rimandar 1’ oste nemica in Argo,

Dunque non fargli istanza ornai. SospettoGli accresceresti, e invan : s’anco ei cedesse,Ch’ esser non può, ten torneria più danno.Adrasto appena i nostri campi avrebbeSgombri, che poi, nel risaper la morteData al genero in Tebe, assai più fieroVendicata 1 ritornerebbe, a ferro,

A fuoco, a sangue, il mal difeso regnoTutto mandando. Re, tu ben scegliesti:

Dell’ una mano al traditor gastigo,

Dell’ altra arrechi inaspettato, a un tratto,Guerra, terror, confus'ion, rovina.

ETEOCLE

Previsto men, terribil più fia il colpo.

Disponi tu verace guerra; io finta

Pace... Ma vien la madre: andiam; se d’ uopo

Fu mai sfuggirla, è questo il di.

CREONTE

Si sfugga.

SCEMA. II.

GIOCASTA, ANTIGONE

GIOCASTA

Vedi? ei da me s’invola: or della madreAnco diffida?...

ANTIGONE

Usurpata diffidaDi tutti sempre.

GIOCASTA

A noi sfuggire intentoOgnor mi par, da che il fratello ei vide:

Che mai pensar degg’ io?

ANTIGONE

Pensar, pur troppo !

Ch’ odio ei cova, e rancore, e sangue, e morte,Nel simulalo petto.

GIOCASTA

A mal tu torci

Ogni suo moto. Ei non ingiusti pattiIn somma chiede: e se a’miei preghi, e a drittaRagion ( qual dianzi mel promise ei quasi )Oggi il fratello assediata si arrende;

Non veggio alta, qual mendicar pretestoPotrebbe il re per non serbar sua fede.

ANTIGONE

Pretesti al ré, per non serbar sua fede,Mancaron mai? Se Polinice il seggioNon dà per sempre ad Eteòcle, indarnoPace tu speri. Il solo trono ornai,

Se celar no, può d’ Eleocle alquantoL’ animo atroce colorar : quindi egli,

Parte di sè miglior, vita seconda,

Reputa il trono.

GIOCASTA

Eppur, mostran suoi detti.Che più di re la maestà gli cale,

Che il regno: in somma le minacce primeDa Polinice uscirò.

ANTIGONE

Offeso ei primo. —Dissimulare invitto cor gli oltraggiSeppe giammai? D’ira, ma regia, pieno,Fervidamente Polinice esalaCo’ detti il furor suo; ma 1’ altro tace;

Tace, e dattorno immenso stuol gli veggoDi consiglieri, onde ritrarre al certoAlti non può, nè generosi sensi.

Iniqui vili havvi qui assai, che soloAman sè stessi; a cui, né il nome é notoDi patria pur; che al sol pensier, che in tronoSalir può un re, che in pregio abbia virtude,Fremono, agghiaccian di terrore: e n’ hannoBen donde in ver; chè mal trarrian lor giorniSotto altro regno. Alla bramata pace,

Madre, ( tei dico, e fanne ornai tuo senno)Invincibili ostacoli non sonoDi Eteocle il lungo odio, o il breve sdegnoDi Polinice: ostacol rio, son gli empiDi servii turba menzogneri accenti.

SCEMA III.

GIOCASTA, ANTIGONE, POLINICE

GIOCASTA

Figlio, in te spero; in te solo ornai spero;

Di vera pace (ah! sì) Tebe, la madre,

E la sorella che lant' ami, e tantoAma ella te, lutti or ne vuoi far lieti.

Parla, non dico io vero? Ottimo figlio,

Buon cittadin , miglior fralel non sei?

Adrasto in Argo a ritornar si appresta?

POLINICE

Eleocle di Tebe a uscir si appresta?

GIOCASTA

Che sento? A danno nostro, ad onta tuaUdirti ognor degg’io pace negarmi,

0 non volerla primo? Andrà ( pur troppo I )Lontano anch’ egli il tuo germano ; andranneEsule, qual ne andasti: a eterno piantoDal ciel, da voi, dannala io son: nè fia,

Che cessi mai. Ten pasci tu, del mioPianto materno? Ah! di’: non eri dianziTutto in parole pace?