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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ARGOMENTO

Reggendosi Roma dai Decemviri, il che fu per breve tempo ai primi anni del quartosecolo dopo la sua fondazione, Appio Claudio, eh’era uno di quelli, si accese d’indegno amoreper la bellissima Virginia figlia di Lucio Virginio , uomo dell' ordine plebeo, ma illustre per civilie guerresche virtù. Ella era promessa sposa a Lucio Icilio, che nel già sostenuto Tribunatodella plebe avea mostrala gran forza d’ animo, e grande amore per la libertà ; e amantissimadello sposo, e virtuosissima qual’ era, fece conoscere chiaramente, che invano si tentava disedurla. Appio allora dalle blande arti passò alle violente , e adoperando un cotal suo cliente,Marco Claudio, fece ch’egli asserisse in pubblico, la fanciulla esser nata d’una sua serva, ecome cosa sua la si togliesse, ponendole addosso le mani. La temerità di costui, la ingiuriafatta ad una vergine fin allora creduta figlia di padre libero, e la stima che si avea di Virginioe d’Icilio, mossero i circostanti a tumulto. Quindi Marco, che simulava di agire legalmente,chiamò la donzella al tribunale, in cui lo stesso Appio sedeva giudice : e affermò eh’ ella era natain casa sua, poi di furto sottrattane, e portata a quella di Virginio, onde supposta figlia di lui ;si offerse di sostenere la cosa al cospetto di Virginio stesso; e dimandò infine, che frattanto lapretesa ancella fosse tosto al suo padron consegnata. I patrocinatori di Virginia, adducendo cheil padre di lei era lontano all’ esercito per servigio della repubblica, fecero istanza che perdue giorni si sospendesse il giudizio, finché esso, che vi avea tanta parte, potesse interve-nirvi , e che intanto non si esponesse la fanciulla al pericolo di perdere la fama prima della li-bertà. L’innamorato Appio decretò che si aspettasse bensì Yirginio pel giudizio, ma senza dannodel chieditore, il quale, data sicurtà di ricondurre la figlia dinanzi al supposto padre, potesseintanto condursela a casa sua, A si malizioso decreto Icilio fece tanto schiamazzo, e la moltitu-dine parve cosi sdegnata e minacciosa, che il Decemviro, affettando di aver riguardo a Virginioassente, fece pur vista di pregar Marco Claudio, perchè al suo diritto rinunziasse : e la donzellapotè ancora tornare alla casa paterna. Mentre da questa si spedivan messi frettolosi a Virginio,perchè tornasse prontamente dal campo alla città, Appio scriveva a’suoi colleghi, che coman-davano l’armata, perchè negata fosse a Virginio la licenza di venire; ma queste lettere giunserotardi, e già Virginio T avea ottenuta. Arrivato egli in Roma si presentò subito colla figlia emolto accompagnamento di amici al tribunale, e parlò ad Appio con forza, mostrando di benconoscere le sue ree intenzioni. Ma il Decemviro dalla passione accecato, e del suo propositotroppo tenace, pronunciò sentenza che Virginia a Marco Claudio apparteneva: nel tempo stessodichiarò di sapere che non tanto per difesa della donzella, quanto per desiderio di muovere unasedizione, Icilio e Virginio nella notte precedente aveano tenuti varj conventicoli, e perciò eglinon si era assicurato di venire senza presidio di gente armata nel foro: e infine comandò ailittori di aprire allo stesso Marco tra la folla la strada, perchè potesse giungere a Virginia,e impadronirsene. Il popolo dalla paura e dalla maraviglia istupidito diede luogo spontaneo, esi ritirò. Allora Virginio, altro più rifugio non vedendo, chiese con molli detti ad Appio per-messo di potere in presenza della figlia interrogare la nutrice; e ottenutala, ritrasse le donnopresso la bottega d’ un beccaio, e rapidamente impugnato un coltello, che ivi era: In questo solmodo, o figlia, disse, serbar ti posso in libertà: e trafiggendola la mandò estinta sul suolo.Poi rivoltosi al tribunale: Te, Appio, gridò, e il capo tuo con questo sangue agli inferniNumi consacro.

Cosi Tito Livio, che per consolazione dei buoni prosegue a raccontare, come questo fattodistrusse il Decemvirato, e tornò Roma al solito governo Consolare.