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VIRGINIA
Or che m’ han tolto libertà, vorranno.
Mirate ardire ! e favole si tesse ;
E ne vien questi esecutor... Deh ! Roma,
A qnal partito sei?.... Nobili iniqui,
Voi siete i servi qui; voi di cateneCarchi dovreste andar; voi, che nel coreFraude, timore, ambiziose, avareVoglie albergate; voi, cui sempre rodeMalnata invidia, astio e livor di nostreVirtù plebee, da voi, non che non use,
Non conosciute mai. Maligni, ai lacciPorgon la man, purché sia al doppio avvintaLa plebe: il rio servaggio, il mal di luttiVonno, pria che con noi goder divisaLa dolce liberlade: infami, a cuiLa nostra gioia è pianto, il dolor gioia.
Ma i tempi, spero, cangeransi; e forseN’ è presso il di...
POPOLO
Deh, il fosse pur! Ma...
MARCO
Cessa;
Non più : tribun di plebe or qui vorrestiRifarti forse? A te, ben so, può soloOrnai giovar sedizione, e sangue;
Ma, tolga il ciel, eh’ io mezzo oggi ti siaA si nefando effetto. Infra costoroMacchina, spargi il tuo veleno ad arte;
Forza nuli’ altra a violenza io voglioOppor, che quella delle leggi. Or vengaVirginia d’Appio al tribunal; con essaLa falsa madre: ivi le aspetto; ed ivi,
Non urla insane e tempestose grida,
Ma tranquilla ragion giudice udrassi.
SCEMA SA.
ICILIO, VIRGINIA, NUMITORIA, Popolo
ICILIO
Menarla io stesso al tribunal prometto. —Romani, (ai pochi, ai liberi, ed ai fortiIo parlo ) avervi al gran giudicio speroSpettatori, e v’invito; ultima liteFia questa nostra. Ogni marito e padreSaprà, se figli abbia e consorte in Roma.
SCEMA V.
ICILIO, NUMITORIA, VIRGINIA
NUMITORIA
Oh rei costumi ! Oh iniquità di tempi !...Misere madri!...
VIRGINIA
0 sposo, agli occhi tuoiPregio finor non ebbi altro che il padre;Priva di lui, come ardirò nomarmiTua sposa?
ICILIO
Ognora di Virginio figlia,
D’Icilio sposa; e quel eh’è più, Romana,Sarai, tei giuro. Al mio destili ti elessiFida compagna; a me ti estimo io pariIn virtude. Al mio labro Amor non dettaPiù molli sensi ; il braccio, il cor darattiProve d’amor, se d’uopo fia, ben altre. —• Ma, la cagion, che a farti oltraggio spingeQuel vii, sapreste voi?
VIRGINIA
Ch’ egli è, dicevi,D’Appio tiranno il rio ministro.
ICILIO
Schiavo
D’ogni sua voglia egli è...
VIRGINIA
Nota pur troppo
M’è la cagione dunque. Appio, è gran tempo,D’iniquo amore arde per me...
ICILIO
Che ascolto?...
Oh rabbia !
NUMITORIA
Oh ciel ! perduti siamo.
ICILIO
Io vivo;
Ho un ferro ancor. — Non paventate, o donne,Fin eh’ io respiro.
VIRGINIA
Odi sfrenalo ardire.
Or di sedurre, or d’ingannar più volteL’onestà mia tentò: lusinghe, preghi,Promesse, doni, anco minacce, e quantoDell’oneslade ai nobili par prezzo,
Tutto spiegò. Dissimulai l’atroceInsoffribile ingiuria: in campo il padreSi stava; e udita invan da me l’avrebbeSola e inerme la madre. — Alfin pur giornoSorge per me diverso: io son tua sposa,
Più ornai non taccio. 0 de’ Romani primo,
Non che 1’ offesa, or la vendetta è tua.
Rivi di pianto tacita versai:
E al mio dolor pietosa, IagrimavaSpesso la madre, e non sapea qual fosse.
Ecco 1’ orrido arcano. — Appio la fraudeOra, e la forza, all’ arti prime aggiunge;Giudice, e parte egli è: ti sarò toltaPria d’esser tua: deh! almeno in guisa niunaEi non m’abbia, che morta.
ICILIO
Anzi eh’ ei t’abbia,
Prima che scorra il sangue tuo, di sangueRoma inondar si vedrà tutta; il mio,
Quel d’ ogni prode, verserassi tutto.
Ch’altro è quest’Appio, a chi morir ben vuole,Che un sol, minor di tutti?
NUMITORIA
Appio t’avanza
D’ arte pur troppo.