ATTO QUARTO
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Quant’ io già son, nè in pensier pur vi cape :Sta in mio poter , come di mille il brando ,
La lingua anco di Marco. Ove tu cessiD’esser d’Icilio sposa, io la richiestaFo cessar tosto.
VIRGINIA
Abbandonarlo?... Ah, pria...numitoria
Oh rea baldanza ! Oh scellerato 1...
APPIO
E credi
Che Icilio t’ami, a Iato a me? Sue vaneFole di libertà, suo tribunato,
Suoi tumulti sol ama. Ei lungamenteTaceasi; or mezzo a sè riporre in seggioTe crede, stolto : il fa parlar sua folleAmbiz'ion, non l’amor tuo. — Ma poni,
Ch’io pur anco incontrassi alto periglioIn questa impresa; argomentar puoi quindi,Quanto immenso è il mio amor: possanza, vita,Fama arrischio per te. Tutto son prestoDare ad amor; tutto ricever speraDa amore Icilio.
virginia
Cessa. —Icilio vile
Già non puoi far, col pareggiarti ad esso,
Nè grande te. Breve è il confronto: ei tuttoHa in sé ciò, che non hai; nulla di luiEsser può in te: quant’io li abborro , l’amo. —D’amor che parli? A tua libidin reaTal nome osi dar tu? Non eh’ io ’1 volessi;
Ma, nè in pensiero pure a te mai caddeDi richiedermi sposa ?...
APPIO
Un di, fors’io...virginia
Non creder già, ch’io mai...
NUMITORIA
Di noi stimavi
Far giuoco: oh rabbia!.,.
VIRGINIA
Infame ; a nessun patto
Piegarmi tu...
APPIO
Sta beh; verrai tu dunqueIn poter mio, del sangue del tuo amanteCospersa tutta.
VIRGINIA
Oh cieli...
APPIO
' Si, del tuo amante;...
E del tuo padre.
numitoriaOh crudo !...
VIRGINIA
Il padre !
APPIO
Tutti.
Cade chi voglio, a un cenno mio: nel campoSiccio per me vel dica. Un’ora manca
A dar segno al macello.
VIRGINIA
Icilio!... Un’ora!...Appio, pietà... L’amante... il padre...
NUMITORIA
Spenti
Due tali prodi ad un tuo cenno? E crediTe nel tuo seggio indi securo?...
APPIO
E s’anco
Meco tutto sossopra irne dovesse,
Virginio, Icilio, ricondotti a vitaForan perciò?
VIRGINIA
Tremar mi fai...
NUMITORIA
...Deh!... m’odi.
Nè fia, che priego?...
APPIO
Con un sol suo dello,
Ella entrambi li salva.
VIRGINIA
...Appio,... sospendi
Per oggi il colpo;... io ti scongiuro. — IntantoIo deporrò di nozze ogni pensiero...
Icilio viva, e mio non sia ; dal coreIo tenterò la imagin sua strapparmi...
Mia speme, in lui posta tanti anni, or tuttaDa lui torrò: forse... frattanto... il tempo...
Che posso io più? Deh! viva Icilio: io cadoA’ piedi tuoi. — Ma, oimè! che fo?... che dico?—•Te sempre odiar vieppiù farammi il tempo,
E vieppiù Icilio amare. — Io nulla temo;Romani siamo: ed il mio amante, e il padre,Vita serbar mai non vorrian, che prezzoDi lor viltade fora: a perder nulla,
Lor trafitti, mi resta. In tempo un ferroNon mi darai tu, madre?
NUMITORIA
0 figlia,... vieni...Numi v’ ha in ciel dell’ innocenza oppressaVindici; in lor speriam: vieni...
virginia
Al mio fianco
Deh! sii sostegno;... il mio piede vacilla...
SCENA V.
APPIO
Mi si resiste ancora?—Ostacol nuovoM’è nuovo spron: plebea beltà, che il pettoMi avria per sè di passeggierà fiammaAcceso appena, or che di sdegno fremeRoma per lei, profondamente or slammiFitta, immola, nel core; or quanto il regnoM’è necessaria, e più. — Ma, 1’ ora sestaLungi non è. Vediam, se in punto è il tutto,Per insegnare alla malnata plebe,
Che in lei non più, ma tutta in me sta Roma.