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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VIRGINIA

Si

ATT O QUIETO

SCENA I.

VIRGINIO, ICILIO con seggaci

VIRGINIO

Giunge l’ora fatale. Icilio, vediPer ogni via sboccare armi nel foro ?

E in cerchio...

ICILIO

Io veggo a me dattorno schieraBenché minor, d’altro coraggio,... forse.

VIRGINIO

In lor ti affidi ?

ICILIO

— In me mi affido.

VIRGINIO

E dei,

Quanto in te stesso, in me posar. Io giungoInnanzi tempo alquanto; era ben certoDi trovarviti già. —Ma, in pochi detti,

Ch’io a te ragion chiegga di te, concedi. —

Ove per noi cadano infranti i ceppiDecemvirali, di’ qual debbo io posciaNomarti? qual, quanto rimani in Roma?

ICILIO

— Romano, cilladin, libero; pariD’ogni roman ; minor, sol delle leggi ;

Maggior, de’ rei soltanto. — A me romano,Roman tu pure, orrido dubbio or muovi ;

Ma, non mi offende: in te il sospetto vileNascer, no, mai non può, s’Appio noi desta.

VIRGINIO

Ahi tempi infami! anco il possente àdopraCol suo minor Ij^fraude. Io nolcredea...

Ma sì ben colorava Appio i suoi detti...

Che vai? S’ anco il credessi, un sol tuo sguardoPiù verità magnanima rinserra,

Che il giurard’ Appio. Ahi scellerato! Io giuro...Possibil tanto è eh’ io ti manchi mai,

Quanto , che a te manchi il tuo brando, o il core.

ICILIO

Ed io te credo ; e in le soltanto io credo,

Non in costoro, no: benché pur dianziFeroci a me giurasser fede, e a Roma.

Tor me li può timor, calunnia, ed oro;

Tutte armi d’Appio; sconosciute al prode ,

Ma efficaci pur troppo. Or, sia che puole,

S’Appio persevra in suo proposto iniquo,

Appio morrà. Ch’éi teme, assai Io mostra

L’aver tentato d’ingannarti; ei fidaNella viltà dell’atterrita plebe ;

Quest’anco è vero. Appio svenato, noveReslan tiranni, men valenti assai,

Ma dispersi ; e in cui man, di Roma il nerbo,Stan gli eserciti entrambi. Or liberlade,

Cui forse braman pochi, e sol tu merti,

Pur troppo è dubbia : or la vendetta solaCerta mi par. Tutto il periglio io veggio:

Perciò lo affronto.

VIRGINIO

Oh grande ! In te vedrassiOggi morire , e in te rinascer Roma.

Cedi sol oggi a mia vecchiezza verdeL’alto onor del dar segno: il quando, il comeS’ abbia il ferro a vibrar, mia cura sia.

Tua man sul brando, e sul mio ciglio il ciglioTerrai : frattanto osserverem 1’ aspettoDel popolar consesso: al ferir certo,

Forse è meslier da pria finger dolcezza :

Norma da me, prego, al tuo oprar, dehl prendi.

ICILIO

Or sei Romano, e padre. Accenna dunque;Ratto al ferir me più che lampo avrai.

VIRGINIO

Vanne; alle inermi donne esser dei scorta:

Fa, che tra ’l volgo mescansi i tuoi prodi ;

Meglio è Ch’Appio al venir me sol ritrovi.

Miste parole io gli vo’ dare; intantoN’andrò adocchiando il più opportuno posto,Donde l’empio si assalga. Io qui t’attendo :

Nel ritornar, deh! non mostrarti audaceSoverchiamente: il tuo furor raffrenaPer poco; ei tosto scoppierà qui tutto.

SCENA II.

VIRGINIO

Oh figlia !... Oh Roma! — Ornai null’altro io temo,Che del bollente Icilio il valor troppo.

SCENA III.

APPIO, VIRGINIO

APPIO

Di’; risolvesti al fine?

VIRGINIO

È già gran tempo.