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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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CLITENNESTRA

ELETTRA

EGISTO

Popolo

Soldati

Scena — La Reggia in Argo.

ATTO PRIMO

SCENA 1.

EGISTO

A. che m’inseguì, o sanguinosa, irataDell’ inulto mio padre orribil ombra?Lasciami,... va;... cessa, o Tieste; vanne,

Le Stigie rive ad abitar ritorna.

Tutte ho in sen le tue furie ; entro mie veneScorre pur troppo il sangue tuo: d’infameIncesto, il so, nato al delitto io sono:

Nè, ch’io ti veggia, a rimembrarlo è d’uopo.So che da Troia vincitor superboRiede carco di gloria in Argo Atride.

Io qui l’aspetto, entro sua reggia: ei torni;Sarà il trionfo suo breve , tei giuro.

Vendetta è guida ai passi miei: vendettaIntorno intorno al cuor mi suona ; il tempoSe n’appressa; l’avrai; Tieste, avraiVittime qui più d’ una; a gorghi il sangueD’Atreo berai. Ma, pria che il ferro, 1’ arteOprar conviemmi: a re possente incontro,Solo ed inerme sto: poss’io, se in pettoL’ odio e il furor non premo, averne palma?

SCENA II.

EGISTO, CLITENNESTRA

CLITENNESTRA

Egisto, ognora a pensier foschi in predaTi trovo, e solo? Tue pungenti cure

A me tu celi, a me?... degg'io vederliSfuggendo andar chi sol per te respira?

EGISTO

Straniero io sono in questa reggia troppo.

Tu mi v’ affidi, è vero, e il piè mai postoIo non v’ avrei, se tu regina in seggioQui non ti stavi: il sai, per te ci venni;

E rimango per le. Ma il giorno, ahi lasso!

Già già si appressa il giorno doloroso,

In cui partir tu men farai,... tu stessa.

CLITENNESTRA

Io? che dicesti? e il credi? ah, no !—Ma poco,Nulla vale il giurar; per le vedrai,

S’altro pensier, che di te solo, io serriNell’ infiammato petto.

EGISTO

E ancor che il solo

Tuo pensiero foss’ io, se a me pur calePunto il tuo onor, perder me stesso io debbo,

E perder vo’, pria che turbar tua pace;

Pria che oscurar tua fama, o torti in parteL’ amor d’ Atride. Irne ramingo, errante,Avvilito, ed oscuro, egli è il destinoDi me prole infelice di Tieste.

Tenuto io son d’infame padre figlio

Più infame ancor, benché innocente : manca

Dovizia, e regno, ed arroganti modi,

A cancellare in me del nascer mioLa macchia, e l’onta del paterno nome.

Non d’ Atride cosi: ritorna ei feroDistruggitor di Troia : e fi a, eh’ ei soffraIn Argo mai T abboininalo figlioDell’implacabil suo mortai nemico?