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AGAMENNONE
CLITENNESTRA
E, s’ ei pur torna, agli odj antichi or finePosto avranno i suoi nuovi alti trofei :
Re vincitor non serba odio a nemico,
Di cui non teme.
EGISTO
...È ver, che a niun tremendoSon io, per me: ch’esule, solo, inerme,Misero, odiarmi Agamennon non degna;
Ma dispregiar mi puote: a oltraggio taleVuoi ch’io rimanga? a me il consigli, e m’ami?
CLITENNESTRA
Tu m’ami, e il rio pensier pur volger puoiD’abbandonarmi ?
EGISTO
Il lusingarti è vano,
Regina, ornai. Necessità mi sforzaAl funesto pensiero. Il signor tuo,
Ove obliar volesse pur le offese
Del padre mio, sperar puoi tu eh’ ei voglia
Dissimulare, od ignorar 1’ oltraggio,
Che all’amor suo si fa? Sfuggir tua vistaIo dovria, se qui stessi; e d’ogni morteVita trarrei peggiore. Al tuo cospettoS’io venissi talvolta , un solo sguardo,
Solo un sospiro anco potria tradirmi :
E allor, che fora? È ver , pur troppo! un soloLieve sospetto in cor del re superboRei ne fa d’ogni fallo. A me non penso,
Nulla temo per me; d’ amor veraceDarti bensi questa terribil provaDeggio; e salvarti con l’onor la vita.
CLITENNESTRA
Forse, chi sa? più che noi credi, or lungiTal periglio è da noi : già rinnovatePiù lune son, da che di Troia a terraCadder le mura ; ognor sovrasta Alride,
E mai non giunge. Il sai, che fama suonaDa feri venti andar divisa e spersaLa greca armata. Ah ! giunto è forse il giorno,Che al fin vendetta, ancor che tarda, interaDella svenala figlia mia darammi.
EGISTO
E se por fosse il di, vedova illustreDel re dei re, tu degneresti il guardoVolgere a me, di un abborrito sangueRampollo oscuro? a me, di ria fortunaMisero gioco? a me, di gloria privo,
D’oro, d’ armi, di sudditi, di amici?...
CLITENNESTRA
E di delitti, aggiungi. — In man lo scettroNon hai di Atride tu ; ma in man lo stileNon hai del sangue della propria figliaTinto e grondante ancora. Il ciel ne attesto;Nullo in mio cor regnava, altri che Atride,Pria eh’ ei dal seno la figlia strapparmiOsasse, e all’ empio aitar vittima trarla.
Del di funesto , dell’ orribil puntoLa mortai rimembranza, ognor di duoloM’empie, e di rabbia atroce. Ai vani sogni
Di un augure fallace, alla più veraAmbizi'on d’ un inumano padre,
Vidi immolare il sangue mio, sottrattoDi furto a me, sotto mentila spemeDi fauste nozze. Ah ! da quel giorno in poi,Fremer di orror mi sento al solo nomeD’ un colai padre. — Io più noi vidi ; e s’ oggiAl fin fortuna lo tradisse...
EGISTO
Il tergo
Mai non fia che rivolga a lui fortuna,
Per quanto stanca ei l’abbia. Essa del XantoAH’ onde il mena condollier de’ Greci;
Più che virtù, fortuna, ivi d’AchilleVincer gli fa la non placabil ira,
E d’ Ettore il valore : essa di spoglieRicondurrallo altero e pingue in Argo.
Gran tempo, no, non passerà, che avraiAgamennone a fianco; ogni tuo sdegnoSpegner saprà ben ei: pegni v’ avanzaDel vostro prisco amore, Elettra, Oreste;Pegni a pace novella: al raggiar suoDileguerassi, come al sole nebbia,
II basso amor che per me in petto or nulri.CLITENNESTRA
...Mi è cara Elettra, e necessario Oreste;...Ma dell’ amata Ifigenia spiranteMi suona in cor la flebil voce ancora :
L’odo intorno gridare in mesti accenti:
Ami tu, madre, l’uccisor mio crudo?
Non l’amo io, no. — Ben altro padre, Egisto,Stalo saresti ai figli miei.
EGISTO
Potessi,
Deh, pure un di nelle mie man tenerli !
Ma, tanto mai non spero. — Altro non veggioNell’avvenir per me, che affanni, ed onta,Precipizj , e rovina. Eppur qui aspettoIl mio deslin, qual eh’ egli sia; se il vuoi.
Io rimarrò, finché il periglio è mio;
Se tuo divien, cader vittima solaBen io saprò di un infelice amore.
CLITENNESTRA
Indivisibil fare il deslin nostroSaprò ben io primiera. Il tuo modestoFranco parlar vieppiù m’infiamma: degnoPiù ognor li scorgo di tutt’ altra sorte. —
Ma Elettra vieh; lasciami seco: io l’amo;Piegarla appieno a tuo favor vorrei.
SCENA. III.
ELETTRA, CLITENNESTRA
ELETTRA
Madre, e fia ver, che il rio nostro destinoA tremar sempre condannate ci abbia;
E a sospirar, tu il tuo consorte, invano,
Io ’I genitore? A noi che giova ornaiL’ udir da sue radici Troia svelta,