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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AGAMENNONE

Piangi F error di traviata madre,

Piangi, che intero egli è. La lunga assenzaD’un marito crudel,... d’Egisto i pregi,...

Il mio fatai destino...

ELETTRA

Oh ciel ! che parli?

D’Egisto i pregi? Ahi tu non sai qual siaD’Egisto il core : ei di tal sangue nasce,Che in lui virtude esser non può mai vera.Esule, vii, d’ orrido incesto figlio;

In tuo pensier tal successor disegniAl re dei re ?

CLITENNESTRA

Ma, e chi son io? Di LedaNon son io figlia, e d’Elena sorella ?

Un sangue stesso entro mie vene scorre.Voler d’irati Numi, ignota forzaMal mio grado mi tragge...

ELETTRA

Elena chiami

Ancor sorella ? Or, se tu il vuoi, somiglia

Elena dunque : ma di lei più rea

Non farti almeno. Ella tradia il marito,

Ma un figlio non avea: fuggi ; ma il tronoNon tolse al proprio sangue. E tu, porresti,Non pur te stessa, ma lo scettro, i figli,

Nelle man d’un Egisto?

clitennestra

Ove d’AtridePriva il destin pur mi volesse, o figlia,

Non creder già che Oreste mio del seggioPrivar potessi. Egisto, a me consorte,

Re non saria perciò ; sarìa d’OresteUn nuovo padre, un difensore...

ELETTRA

Ei fora

Un rio tiranno; dell’inerme OresteNemico; e forse (ahi, che in pensarlo agghiaccio!)L’ uccisor ne sarebbe. O madre, il figlioAffideresti a chi ne ambisce il trono?

Affideresti di Tieste al figlio

Il nepote d’Atreo?... Ma, invano io varco

Teco il confin del fil'ial rispetto.

Giova a entrambe sperar, che vive Atride;

Il cor mel dice. Ogni men alta fiammaFia spenta in te, solo in vederlo : ed io,

Qual figlia il dee pietosa, in petto semprePremer ti giuro l’importante arcano.

CLITENNESTRA

Ahi me infelice! Or ne’tuoi detti il veroBen mi traluce : ma si breve un lampoDi ragion splende agli occhi miei, ch’io tremo.

ATTO SECONDO

SCENA I.

CLITENNESTRA, EGISTO

EGISTO

Io tei dicea pur dianzi : or vedi, tempoNon più di speme ; or di tremare è il tempo.Fortuna, i Numi, ed i placati ventiGuidano in porto a piene vele Atride.

Io, che sgombrar potea d’Argo poc’anzi,Senza tuo rischio almen, senza che macchiaLa tua fama ne avesse, or dal cospettoFuggir dovrò del re ; lasciarti in predaA sua regai dispotica possanza;

E andarne, io non so dove, da te lungi ;

E di dolor morire. — A che ridottoM’abbia il soverchio tuo sperare, or mira.CLITENNESTRA

Reo di qual colpa sei? Perchè fuggirti ?Tremar, perchè? Rea ben son io: ma in coreSoltanto il son ; nè sa il mio core Atride.

EGISTO

Verace amor, come si asconde? il nostroGià pur troppo è palese. Or come speri,Ch’abbia a ignorarlo il re?

CLITENNESTRA

Chi fia che ardisca

Svelarlo al re, pria di saper se avranneD’infame avviso guiderdone , o pena?

Tu di corte i maneggi empj non sai.Soglionsi appor falsi delitti spesso;

Ma non sempre i veraci a re si svela,

Qualor n’ è offeso il suo superbo orgoglio. —Io dal timor scevra non sop; ma in bandoPosta del tutto dal mio cor la spemeNon è perciò. Ti chieggo sol per ora ,

Non mel negare, Egisto, un di ti chieggioDi tempo, un di. Finor credea il periglioLontano, e dubbio ; indi al rimedio scarsaMi trovo. Lascia che opportuno io traggaDall’evento il consiglio. I moti, il voltoEsplorerò del re. Tu forse in ArgoStarti potresti ignoto...