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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO

Se insorgon nuovi ognor perigli a lorreChe il trionfanle Agamennon qui rieda ?

CLITENNESTRA

Si accerta dunque il grido, che dispersiVuole, e naufraghi i legni degli Achei?

ELETTRA

Fama ne corre assai diversa in Argo:

V’ha chi fin dentro al Bosforo sospinteDa torbidi austri impetuosi narrale navi nostre: altri aver viste giuraSu queste spiagge biancheggiar lor vele:

E pur troppo anco v’ ha chi afferma infrantaLa regai prora ad uno scoglio, e tuttiSommersi quanti eran sovr’ essa, insiemeCol re. Misere noi!... Madre, a chi fedePrestare ornai ? come di dubbio trarci ?

Come cessar dal rio timore?

CLITENNESTRA

I feri

Venti, che al suo partir non si piacaroSe non col sangue, or nel ritorno forseVorran col sangue anco placarsi. — Oh figli !Quanto or mi giova in securlà tenerviAl fianco mio ! per voi tremare almeno,

Come già son due lustri, oggi non deggio.

ELETTRA

Che sento? e ancor quel sacrificio impressoNel cor ti sta? terribile , funesto,

Ma necessario egli era. Oggi, se il cieloChiedesse pur d’una tua figlia il sangue ;

Oggi, piena di gioia, all’ara io corro;

10 ; per salvare a le il consorte, ai Greci

11 duce, ad Argo il suo regai splendore.

CLITENNESTRA

So, che il padre t’è caro: amassi tantoLa madre tu !

ELETTRA

V’ amo del par: ma in duroPeriglio è il padre;... e nell’ udir sue crudeVicende, oimè ! non ch’io pianger ti vegga,

Nè cangiar pur veggo il tuo aspetto? O madre,Lo amassi tu quanl’io!...

CLITENNESTRA

Troppo il conosco.

ELETTRA

Che dici? oh ciel! cosi non favellaviDi lui, più lune addietro. Ancor trascorso,

Da che fean vela i Greci, intero un lustroNon era, e sospirar di rivederloOgni dì pur t’udiva io stessa. A noiNarrando andavi le sue imprese ; in essoTutta vivevi, e ci educavi in esso:

Di lui parlando, io ti vedea la guanciaRigar di amare lagrime veraci...

Più noi vedesti poscia; egli è qual s’ era:Diversa tu falla li sei, pur troppo ;

Ah ! sì, novella havvi ragion , che il pingeAgli occhi tuoi da quel di pria diverso.

CLITENNESTRA

Nuova ragio n? che parli?.,. Inacerbito

PRIMO 93

Contr’esso il cor sempr’ebbi... Ah! tu non sai...Che dico?... O figlia, i più nascosi arcaniDi questo cor, s’io ti svelassi...

ELETTRA

Oh madre!

Cosi non li sapessi !

CLITENNESTRA

Oimèl. che ascolto!

Avria fors’ella penetralo?...

ELETTRA

Avessi

Penetrato il tuo cor io sola almeno !

Ma, noi sai tu , che di chi regna ai motiVeglian maligni, intensi, invidi, quantiGli stan più in atto riverenti intorno?

Ornai tu sola il mormorar del volgoNon odi ; e credi che ad ogni uom nascosoSia ciò, che mal nascondi, e che a te solaDir non si ardisce. — Amor t’accieca.

CLITENNESTRA

Amore?

Misera me ! chi mi tradia?...

ELETTRA

Tu stessa,

Gran tempo è già. Dal labro tuo non deggioDi cotal fiamma udire : il favellarneTi costeria pur troppo. 0 amata madre,

Che fai? Non credo io, no, che ardente fiammaII cor ti avvampi: involontario affettoMisto a pietà, che giovinezza inspiraQuando infelice eli’ è; son questi gli ami,

A cui, senza avvedertene, sei presa.

Di te Gnor chiesto non hai severaRagione a te : di sua virtù non caddeSospetto in cor conscio a sè stesso; e forseLoco non ha : forse offendesti appena ,

Non il tuo onor, ma del tuo onor la fama:

E in tempo sei eh’ ogni tuo lieve cennoSublime ammenda esser ne può. Per l’ombraSacra, a te cara, della uccisa figlia;

Per quell’ amor che a me portasti, ond’ ioOggi indegna non son; che più? ten priegoPer la vita d’ Oreste: o madre , arretra,

Arretra il piè dal precipizio orrendo.

Lunge da noi cotesto Egisto vada :

Fa, che di te si taccia; in un con noiPiangi d’Atride i casi: ai templi vieni11 suo ritorno ad implorar dai Numi.

CLITENNESTRA

Lungi Egisto?

ELETTRA

Noi vuoi?... ma il signor tuo,

Mio genitor, tradito esser non merla;

Nè il soffrirà.

CLITENNESTRA

Ma; s’ ei... più non vivesse?...ELETTRA

Inorridir, raccapricciar mi fai.

CLITENNESTRA

Che dico?.. Ahi lassa!.,Oimè!chebramo?-EIettra ! ,