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AGAMENNONE
ELETTRA
Io di costui
I rari pregi ad indagar non venni.
A farti accorta del venir del padre,
II mio dover mi trasse ; a dirti a un tempo,Che d’ogni grado, e d’ ogni etade, a gara,Con lieti plausi festeggienti in follaEscon gli Argivi ad incontrarlo. Io pureDel sospirato padre in fra le braccia
Già mi starei ; ma di una madre i passiPuò prevenir la figlia? i dolci amplessi,
A consorte dovuti, usurpar prima?
Ornai che tardi? andiamo. In noi delittoOgni indugiar si fa.
CLITENNESTRA
Ti è noto appienoDel mio cor egro il doloroso stato;
E si pur godi in trafiggermi il coreCon replicati colpi.
ELETTRA
11 sanno i Numi,
Madre, s’io t’ amo; e se di te pietadeAlbergo in seno: amor, pietà mi stringeA quanto io fo: vuoi, che d’ Egisto al fiancoTi trovi il re? ciò che celar tu speri,
Col più tardar, palesi: andiamo. 1
EGISTO
Donna,
Ten prego, io pur; deh! va; non ostinartiIn tuo danno.
CLITENNESTRA
Tremar non potrei tanto,
Se a certa morte andassi. Oh fera vista!OrribiI punto! Ah! donde mai ritrarreTal coraggio poss’io, che a lui davanteNon mi abbandoni? Ei m’è signor: traditoBench’ io sol l’abbia in mio pensier, vederloPur con P occhio di prima, io no, noi posso.Fingere amor, non so, nè voglio... Oh giornoPer me tremendo!
ELETTRA
Oh per noi fausto giorno!Non lunge in son dal racquistar la madre.Rimorso senti ? ornai più rea non sei.
EGISTO
Rea fosti mai? Tu il tuo consorte estintoCredesti; e, di te donna, a me di sposaDar disegnavi mano. Un tal pensieroChi può a delitto apporti? Ei, se noi dici,
Noi sa. Tu non sei rea; ne a lui davantiTremar dei tu. Vedrai, eh’ ei più non serbaRimorso in sen della tua uccisa figlia:
Di securtà prendi da lui l’esemplo.
ELETTRA
O mortifera lingua, osi tu il nomeContaminar d’Atride? Andiam, deh! madre;Questi gli estremi fian consigli iniqui,
Che udrai da lui; vieni.
CLITENNESTRA
Giurasti, Egisto:
Rimembrati; giurasti.
EGISTO
Un di rimane.
CLITENNESTRA
Oh cielo! un di?...
ELETTRA
Troppo ad un empio è un giorno.
SCEMA III.
EGISTO
Odiami, Elettra, odiami pur; ti abborreBen altrimenti Egisto: e il mio profondoOdio, il vedrai, non è di accenti all’ auraVani; il tremendo odio d’Egisto, è morte. —AbbominevoI stirpe , al fin cadutaSei fra mie man pur tutta. Oh qual rammarcoM’ era al cor , che dell’ onde irate predaFosse Atride rimaso ! oh, di vendettaQual parte e quanta mi furavan l’onde !
Vero è, col sangue loro avrian suoi figliL’ esecrando d’Alreo feral convitoEspiato, col sangue : avrei tua seteCosì, Tieste, io disbramata alquanto:
Se tutto no, cosi compiuto in parteII sanguinoso orribil giuramento...
Ma, che dico? Il rivivere del padre,
Scampa i figli da morte?—Ecco il corteggioDel trionfante re. Su via, si cedaA stolta gioia popolare il loco.
Breve, o gioia, sarai. — Stranier qui sonoAd ogni festa, che non sia di sangue.
SCEMA IV.
Popolo, AGAMENNONE, ELETTRA,CLITENNESTRA, Soldati
AGAMENNONE
Riveggo al fin le sospirate muraD’Argo mia: quel eh’ io premo, è il suolo amato,Che nascendo calcai: quanti al mio fiancoVeggo, amici mi son: figlia, consorte,
Popol mio fido, e voi Penati Dei,
Qui finalmente ad adorar pur torno.
Che più bramar, che più sperare ornaiMi resta, o lice? Oh come lunghi, e graviSon due lustri vissuti in strania terraLungi da quanto s’ama ! Oh quanto è dolceRipatriar dopo gli affanni tantiDi sanguinosa guerra ! Oh vero portoDi tutta pace, esser tra’ suoi ! Ma, il soloSon io che goda qui? Consorte, figlia,
Voi taciturne state, a terra incertoFissando il guardo irrequieto? Oh cielo!
Pari alla gioia mia non è la vostra,
Nel ritornar fra le mie braccia?