ATTO SECONDO
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ELETTRI
Oh padre!...
CLITENNESTRA
Signor;... vicenda in noi rapida troppoOggi provammo... Or da speranza a dogliaSospinte, or dal dolore risospinleA inaspettato gaudio... Il cor mal reggeA si diversi repentini affetti.
ELETTRA
Per te finor tremammo. Iva la famaDubbie di te spargendo orride nuove ;
Cui ne fean creder vere i procellosiFeroci venti, che più dì lo imperoTenean del mar fremente; a noi cagioneGiusta di grave pianto. Al fin sei salvo;
Al fin di Troia vincitor tu riedi,
Bramato tanto, e così invan bramatoDa tante lune, e tante. O padre, al fineSu questa man, su questa man tua stessa,
Su cui, bambina io quasi al partir tuo,
Baci infantili impressi, adulti imprimoOr più fervidi baci. 0 man, che feaL’Asia tremar, già non disdegni omaggioDi semplice donzella: ah no! son certa;
Più che i re domi, e i conquistati regniSpettacol grato è al cor d’ottimo padreIl riveder, riabbracciar l’amataUbbidiente sua cresciuta prole.
AGAMENNONE
Si, figlia, si; più che mia gloria, caroM’ è il sangue mio: deh, pur felice io fossiPadre, e consorte, quant’io son feliceGuerriero, e re! ma non di voi mi dolgo,
Di me bensì, della mia sorte. OrbatoM’ha d’ una figlia il cielo: a far qui pagaL’alma paterna al mio ritorno appieno,
Manca ella sola. II ciel noi volle ; e il guardoRitrar m’ è forza dal fatale evento. —
Tu mi rimani, Elettra; e alla dolenteMisera madre rimanevi. Oh comeFida compagna, e solo suo confortoNella mia lunga assenza, i lunghi pianti,
E le noie, e il dolor con lei divisòAvrai, tenera figlia! Oh quanti giorni,
Oh quante notti in rimembrarmi spese!...
Ed io pur, sì, tra le vicende atrociDi militari imprese: io, si, fra’I sangue,
Fra la gloria, e la morte, avea presentiVoi sempre, e il palpitare, e il pianger vostro,E il dubitare, e il non sapere. Io spesso
Chiuso nell’elmo in silenzio piangeva;
Ma, noi sapea che il padre. Ornai pur giungeIl fin del pianto: e Clitennestra solaAl mesto aspetto, al lagrimoso ciglio,
Più non ravviso.
CLITENNESTRA
lo mesta?...
ELETTRA
Ah! sì , di gioia,
Quand’ ella è troppa, anco l’incarco opprime,Quanto il dolore. 0 padre, or lascia ch’ellaGli spirti suoi rinfranchi. Assai più dirtiVorria di me, quindi assai men ti dice.
AGAMENNONE
Nè ancor d’Oreste a me parlò...
CLITENNESTRA
D’Oreste?.,.
ELETTRA
Deh ! padre, vieni ad abbracciarlo.
AGAMENNONE
Oreste,
Sola mia speme, del mio trono erede,
Fido sostegno mio ; se al sen paternoBen mille volte non ti ho stretto pria,
Non vo’, nè un solo istante alle mie stancheMembra conceder posa. Andiam, consorte;Ad abbracciarlo andiam: quel caro figlio,
Che a me non nomi, e di cui pur sei madre:Quello, ch’io in fasce piangente lasciavaMal mio grado partendo... Or di’; cresc’egli?Che fa ? somiglia il padre ? ha di virtudeGià intrapreso il sentier? di gloria al nome,Al lampeggiar d’un brando , impazienteNobile ardor dagli occhi suoi sfavilla?
CLITENNESTRA
Più rattener non posso il pianto...
ELETTRA
Ah! vieni,
Padre; il vedrai: di te la immagin veraEgli è; mai noi lasciai, da che partisti.
Semplice età ! spesso egli udendo il padreNomar da noi : « Deh, quando fia, deh, quando,Ch’io il vegga?» eigrida.E poi diTroia, e d’armi,E di nemici udendo, in tua difesaCon fanciullesco vezzo ei stesso agognaCorrere armato ad affrontar perigli.
AGAMENNONE
Deh ! più non dirmi: andianne. Ogni momento,Ch’io di vederlo indugio, al cor m’é morte.
Alfieri
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