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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

Gli affetti incerti della madre. AggiungiAl dolor prisco, il trovarsi ella in predaTroppo a sè stessa; il non aver con cuiSfogar suo cor, tranne i due figli; e 1’ unoTenero troppo, ed io mal atta forseA rattemprar suo pianto. Il sai, che chiusaAmarezza più ingrossa: il sai, che trarreDi solitarj, d’ogni gioia è morte,

D’ogni fantasma è vita: e lo aspettartiSi lungamente; e tremante ogni giornoStarsi per te: noi vedi? — ah! come quellaEsser di pria può mai? Padre, deh! scusaIl suo attonito stalo: in bando scacciaOgni fosco pensiero. In lei fia il duoloSpento ben tosto dal tuo dolce aspetto.

Deh! padre; il credi: in lei vedrai, fra breve,Tenerezza, fidanza, amor, risorti.

AGAMENNONE

Sperarlo almen mi giova. Oh qual dolcezzaSaria per me, se apertamente anch’ellaOgni segreto del suo cor mi aprisse ! —

Ma, dimmi intanto: di Tieste il figlio,

Dov’io regno, a che vien? che fa? che aspetta?Qui sol sepp’ io, eh’ ei v’ era; e parmi ch’abbiaCiascuno, anco in nomarmelo, ribrezzo.

ELETTRA

... Ei di Tieste è figlio, il sei d’Atreo;

Quindi nasce il ribrezzo. Esule Egisto,

Qui venne asilo a ricercar; nimiciEgli ha i proprj fratelli.

AGAMENNONE

In quella stirpe

Gli odj fraterni ereditarj sono;

Forse i voti d’Atreo, l’ira dei Numi,

Voglion cosi. Ma, ch’ei pur cerchi asiloPresso al figlio d’Atreo, non poco parmiStrana cosa. Già imposto ho eh’ ei ne vengaDinanzi a me; vederlo, udire io voglioDe’casi suoi, de’ suoi disegni.

ELETTRA

O padre,

Dubbio non v’ ha, eh’ egli è infelice, Egisto.

Ma tu, che indaghi a' primo aspetto ogni alma,Per te vedrai, se d’esser tale ei merti.

AGAMENNONE

Eccolo, ei vien. — Sotto avvenenti formeChi sa, s’ ei basso o nobil core asconda ?

SCENA II.

AGAMENNONE, ELETTRA, EGISTO

EGISTO

Poss’io venir, senza tremore, innanziAl glorioso domator di Troia,

Innanzi al re dei re sublime? Io veggoLa maestà, T alto splendor d’ un NumeSopra T augusta tua terribil fronte...

Terribil sì; ma in un pietosa ; e i NumiSpesso dal soglio lor gli sguardi han volto

Agl’infelici. Egisto è tale; Egisto,

Segno ai colpi finor d’ aspra fortuna,

Teco ha comuni gli avi: un sangue scorreLe vene nostre; ond’ io fra queste muraCercare osai, se non soccorso , asilo,

Che a scamparmi valesse da’ crudeliNemici miei, che a me pur son fratelli.

AGAMENNONE

Fremer mi fai, nel rimembrar che un sangueSiam noi ; per tulli l’obbliarlo foraCerto il migliore. Che infra loro i figliDi Tieste si abborrano, è pur forza;

Ma non già, che ad asii si atlentin scerreD’Atreo la reggia. Egisto, a me tu fosti,

E sei finora ignoto per te stesso:

10 non l’odio, nè t’amo : eppur, bendi’ ioVoglia in disparte por gli odj nefandi,

Senza provar non so qual molo in petto,

No, mirar non poss’io, nè udir la voce,

La voce pur del figlio di Tieste.

EGISTO

Che odiar non sa, nè può, pria che il dicesse

11 magnanimo Atride, io già ’l sapea :

Basso affetto non cape in cor sublime.

Tu dagli avi il valor, non gli odj, apprendi.Punir sapresti,... o perdonar, chi ardisseOffender te: ma chi, qual io, t’è ignoto,

Ed è infelice, a tua pietade ha dritto,

Fosse ei di Troia figlio. Ad alta impresaTe non scegliea la Grecia a caso duce;

Ma in cortesia e valor, giustizia, fede,

Re ti estimava d’ogni re maggiore.

Tal li reputo anch’io, nè più sicuroMai mi credei, che di tua gloria all’ombra:Nè rammentai, che di Tieste io figlioNascessi; io son di sorte avversa figlio.

Lavate appien del sangue mio le macchiePareami aver negli infortunj miei ;

E, se d’Egisto inorridire al nomeDovevi tu, sperai, che ai nomi posciaD’infelice, mendico, esule, oppresso,

Entro il regai tuo petto generosoAlla trovar di me pietà dovresti.

AGAMENNONE .

E s’io ’1 volessi pure, o tu, pietadeSoffriresti da me?

EGISTO

Ma, e chi son io,

Da osar spregiare un dono tuo?...

AGAMENNONE

Tu? nato

Pur sempre sei del più mortai nemicoDel padre mio: tu m’ odj, e odiar mi dei;

Nè biasmar ten poss’io: fra noi disgiuntiEternamente i nostri padri ci hanno;

Nè soli noi, ma i figli, e i più lontaniNepoti nostri. Il sai; d’Atreo la sposaContaminò, rapì l’empio Tieste:

Atreo poich’ ebbe di Tieste i figliSvenati, al padre ne imbandia la mensa.