Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
100
JPEG-Download
 

100

AGAMENNONE

Che più? Storia di sangue, a che le atrociVicende tue rammento? Orrido geloRaccapricciar mi fa. Tieste io veggo,

E le sue furie, in te: puoi tu d’altr’occhioMirar me, tu? Del sanguinario AtreoNon rappresento io a te la immagin viva?

Fra queste mura, che tinte del sangueDe’tuoi fratelli vedi, oh! puoi tu starli,

Senza eh’ entro ogni vena il tuo ribolla?

EGISTO

...Orrida, è ver, d’Atreo fu la vendetta;

Ma giusta fu. Que’ figli suoi, che videTieste apporsi ad esecrabil mensa,

Eran d’incesto nati. Il padre ei n’era,

Si; ma di furto la infedel consorteDel troppo offeso e invendicato AtreoLi procreava a lui. Grave l’oltraggio,

Maggior la pena. È vero, eran fratelli,

Ma ad obbliarlo primo era Tieste,

Atreo, secondo. In me del ciel lo sdegnoPar che non cessi ancor: men rea tua stirpe,Colma eli’ è d’ ogni bene. Altri fratelliTieste diemmi; e non , qual io, d’incestoNati son quelli ; ed io di lor le sposeMai non rapiva; eppur vèr me spietatiPiù assai che Atreo, son essi: escluso m’hannoDal trono affatto; e, per più far, mi han toltoDel retaggio paterno ogni mia parte;

Nè ciò lor basta: crudi, anco la vita,

Come pria le sostanze, or voglion lormi.

Vedi, se a torto io fuggo.

AGAMENNONE

A ragion fuggi ;

Ma qui mal fuggi.

EGISTO

Ovunque io porti il piede,Meco la infamia del paterno nome,

E del mio nascer traggo; il so: ma, doveMeno arrossir nel pronunziar TiestePoss’io, che agli occhi del figliuol d’Atreo?Tu, se di gloria men carco ne andassi,

Tu, se infelice al par d’Egisto fossi,

11 peso allor, tu sentiresti alloraAppien l’orror, eh’è annesso al nascer figlioD’Atreo non men, che di Tieste. Or dunque,Tu de’miei mali a parte entra pur anco:

Faccia Atride di me, ciò eh’ ei vorriaCh’ altri fesse di lui, se Egisto ei fosse.agaeennone

Egisto io?... Sappi; in qual ch’io fossi avversa

Disperata fortuna, il piè rivolto

Mai non avrei, mai di Tieste al seggio.—

Ch’ io non ti presti orecchio, in cor mel gridaTale una voce, che a pietà lo serra. —

Pur, poiché vuoi la mia pietà, nè soglioNegarla io mai, mi adoprerò ( per quantoVaglia il mio nome, e il poter mio fra’ Greci )Per ritornarti ne’ paterni dritti.

Va lungi d’Argo intanto : a te dappressoTorbidi giorni, irrequiete notti

Io trarrei sempre. Una città non capeChi di Tieste nasce, e chi d’Atreo.

Forse di Grecia entro al confin, viciniPur troppo ancor siam noi.

EGISTO

Tu pur mi scacci?

E che mi apponi?

AGAMENNONE

Il padre.

EGISTO

E basta?

AGAMENNONE

È troppo.

Va’; non ti vegga il sol novello in Argo;Soccorso avrai, pur che lontano io t’ oda.

SCENA III.

AGAMENNONE, ELETTRA

AGAMENNONE

Il crederesti, Elettra? al sol suo aspetto,

Un non so qual terrore in me sentiva,

Non mai sentito pria.

ELETTRA

Ren festi, o padre,

D’accomiatarlo : ed io neppur noi veggo,Senza eh’ io frema.

AGAMENNONE

I nostri padri crudiHanno in note di sangue in noi scolpitoSeambievol odio. In me ragion frenarloBen può; ma nulla noi può spegner mai.

SCENA IN.

CLITENNESTRA, AGAMENNONE,ELETTRA

CLITENNESTRA

Signor, perchè del popol tuo la spemeProtrar con nuovo indugio? I sacri altariFuman d’incenso già: di fior cosperseLe vie, che al tempio vanno, ondeggian folleDi gente innumerabile, che il nomeD’Agamennon fa risuonare al cielo.

AGAMENNONE

Non men che a me, già soddisfatto al mioPopolo avrei, se qui finor, più a lungoChe noi voleva io forse, rattenutoMe non avesse Egisto.

CLITENNESTRA

Egisto?...

AGAMENNONE

Egisto.

Ch’ egli era in Argo, or di’, perchè noi seppiDa te?