ORESTE
FEBseiusai
EGISTO
CLITENNESTRA
ELETTRA
ORESTE
PILADE
Soldati
Seguaci d’ Oreste e di pilade
Scena — La Reggia in Argo.
ATTO I* Il I HI O
SCENA I.
ELETTRA
Nolte! funesta, atroce, orribil notte,
Presente ognora al mio pensiero ! ogni anno,Oggi ha due lustri, ritornar ti veggio"Vestita d’atre tenebre di sangue;
Eppur quel sangue, che espiar ti debbe,
Finor non scorre. — Oh rimembranza! Oh vistaiAgamennon, misero padre ! in questeSoglie svenato io fi vedea; svenato;
E per qual mano ! — O notte, almen mi scorgiNon vista, al sacro avello. Ah! pur ch’Egislo,Pria che raggiorni, a disturbar non venga11 mio pianto che al cenere paternoMisera reco in annual tributo 1Tributo, il sol, ch’io dar per or ti possa,
Di pianto, o padre, e di non morta spemeDi possibil vendetta. Ah! sì: tei giuro:
Se in Argo io vivo, entro tua reggia, al fiancoD’iniqua madre, e d’ un Egisto io schiava,Nuli’ altro fammi ancor soffrir tal vita,
Che la speranza di vendetta. È lungi,
Ma vìvo, Oreste. Io ti salvai, fratello ;
■A- le mi serbo; infin che sorga il giorno,
Che tu, non pianto, ma sangue nemicoScorrer farai sulla paterna tomba.
SCENA II.
CLITENNESTRA, ELETTRA
CLITENNESTRA
Figlia.
ELETTRA
Qual voce? Oh ciel ! tu vieni?...
CLITENNESTRA
0 figlia,
Deh ! non sfuggirmi; io la sant’ opra lecoDivider voglio; invan lo vieta Egisto:
Ei noi saprà. Deh! vieni; andiam compagneAlla tomba.
ELETTRA
Di chi?
CLITENNESTRA
... Del... tuo... infelice...
Padre.
ELETTRA
Perchè non dir, del tuo consorte?
Non l’osi, e ben ti sta. Ma il piè vèr essoCome ardirai fu volgere ? tu lordaAncor del sangue suo?
CLITENNESTRA
Scorsi due lustri
Son da quel di fatale; il mio delittoDue lustri interi or piango