ATTO SECONDO
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In cui mio padre a tradimento uccisoFea rintronar di dolorose gridaTutta intorno la reggia. Oh ! ben sovvienmi :Elettra, a fretta, per quest’atrio stessoLà mi portava, ove pietoso in braccioPrendeami Strofio , assai men tuo , che mioPadre in appresso. Ed ei mi trafugavaPer quella porta più segreta, tuttoTremante: e dietro mi correa sull’aureLungo un rimbombo di voci di pianto,
Che mi fean pianger, tremare, ululare,
E il perchè non sapea: Strofio piangenteCon la sua man vietando iva i miei stridi ;
E mi abbracciava, e mi rigava il voltoD’amaro pianto; e alla romita spiaggia,
Dove or ora approdammo, ei col suo incarcoGiungea frattanto, e disciogliea feliceLe vele al vento. — Adulto io torno , adultoAlfm ; di speme, di coraggio, d’iraTorno ripieno, e di vendetta, dondeFanciullo inerme lagrimando io mossi.
PILADE
Qui regna Egisto, e ad alta voce parliQui di vendetta? Incauto, a cotant’opraTal principio dai tu? Vedi; già albeggia;
E s’anco eterne qui durasser Tombre,
Mura di reggia son; sommesso parla:
Ogni parete un delator nel senoNasconder può. Deh ! non perdiamo or fruitoDei voti tanti e dell’errar si lungo,
Che a questi lidi alfin ci tragge a stento.
ORESTE
0 sacri liti, è ver, parea che ignotaForza da voi ci respingesse: avversi,
Da che rancore sciolto abbiam di Crissa,
I venti sempre, la natal mia terraParean vietarmi. A mille a mille insortiNuovi ostacoli ognor, perigli nuovi,
Mi fean tremar, che il di mai non giungesseDi porre in Argo il piè. Ma giunto è il giorno;In Argo sto. — S’ogni periglio ho vinto,
Pilade egregio, all’ amistà tua forte,
A te lo ascrivo. Anzi eh’ io qui venissiVendicator di sì feroce oltraggio,
Forse a prova non dubbia il ciel voleaPorre in me l’ardimento, in te la fede.
PILADE
Ardir? ne hai troppo. Oh! quante volle, e quanteTremai per te! Presto a divider tecoOgni vicenda io sono, il sai; ma pensa,
Che nulla è fatto, a quanto imprender resta.Finor giungemmo, e nulla più. Dei moltiMezzi a tant’opra, ora conviensi ad uno,
Al migliore, attenerci; e fermar qualeScerrem pretesto, e di qual nome veloFaremo al venir nostro : a tanta moleConvien dar base.
ORESTE
La giustizia eterna
Fia l’alta base. A me dovuto è il sangue,
Ond’ io vengo assetato. Il miglior mezzo ,Eccolo; il brando.
PILADE
Oh giovenil bollore !
Sete di sangue? altri pur l’ha del tuo;
Ma brandi ha mille.
ORESTE
Ad avvilir costui,
Per sè già vile, il sol mio nome or basta ;Troppo é il mio nome. E di qual ferro usbergo,Qual scudo avrà, ch’io noi trapassi, Egisto?
PILADE
Scudo egli ha forte, impenetrabil, fero,
La innata sua viltade. A sè dintornoIn copia avrà satelliti: tremante,
Ma salvo, ei stassi in mezzo a lor...
ORESTE
Nomarmi,
Ed ogni vii disperdere, fia un punto.
PILADE
Nomarti, ed esser trucidato, è un punto:
E di qual morte! Anco i satelliti hannoLor fede, e ardire; han dal tiranno l’esca;
Nè spento il vonno, ove noi spengan essi.
ORESTE
Il popol dunque a favor mio...
PILADE
Che speri?
Che in cor di serva plebe odio od amorePossa eternarsi mai? Dai lunghi ceppiGuasta, avvilita, or 1’ un tiranno vedeCadere, or sorger l’altro; e nullo n’ ama ,
E a tatti serve; ed un Atride obblia;
E d’ un Egisto trema.
ORESTE
Ah! vero parli...
Ma non ti sta, come a me sta, sugli occhiUn padre ucciso, sanguinoso, inulto,
Che anela, e chiede, e attende, e vuol vendetta.
PILADE
Quindi a disporla io più son atto. — M’odi.
Qui siam del tutto ignoti; è in noi sembianzaDi stranieri : d’ogni uomo e 1’ opre e i passi,Sia vaghezza o timor, spiar son usiGl’inquieti tiranni. Il sol già spunta;
Visti appena, trarranci a Egisto innanzi:Dirgli...
ORESTE
Ferir, centuplicare i colpiDobbiam nell’ empio; e nulla dirgli.
PILADE
A morte
Certa venisti, od a vendetta certa?
ORESTE
Purché sian certe entrambe; uccider prima,
E morir poscia.
PILADE
Oreste, or si ten prego,
Per 1’ amistà, pel trucidalo padre,
Taci: poche ore al senno mio tu dona;