Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
116
JPEG-Download
 

116

ORESTE

Al tuo furor l’altre darò: con l’arte,

Pria che col ferro, la viltà si assale.

Messi del padre mio ne creda Egisto ,

E di tua morte apportatori in Argo.

ORESTE

Mentir mio nome? ad un Egisto? io?

PILADE

Dei

Tacerti tu, nulla mentire; io parlo:

È tutto mio l’inganno: a tal novellaUdrem che dica Egisto: intanto chiaroNe fia il destin d’Elettra.

ORESTE

Elettra! Ah! temo,

Che in vita più non sia. Di lei non ebbiMai più novella io, mai. Sangue d’Atride,Certo, costui noi risparmiò.

PILADE

La madre

Forse salvolla : e se ciò fosse, pensaChe del tiranno ella sta in man; che puoteEsser sua morte il sol nomarla noi.

Sai, che in tutt’ altro aspetto in Argo trartiStrofio ei stesso potea con gente ed arme;

Ma guerra aperta, anco felice, il regno,

E nulla più, ti dava : intanto il vileTraditor ti sfuggiva; e alla sua rabbia,

( Se già svenata ei non l’avea ) restavaElettra; la tua amata unica suora;

Quella, cui dei l’aure che spiri. Or vedi,

Se vuoisi ir cauti: alto disegno è il tuo;

Più che di regno assai : deh ! tu primieroNoi rompere. Chi sa? pentita forseLa madre tua...

ORESTE

Di lei, deh! non parlarmi.

PILADE

Di lei, nè d’ altri. — Or non ti chieggo io nulla,Che d’ascoltar mio senno. Il ciel, che vuoimiA te compagno, avverso avrai, se il nieghi.

ORESTE

Fuorché il ferir, tutto a te cedo; io ’l giuro.Vedrò del padre l’uccisore in volto,

Vedrollo, e il brando io tratterrò: sia questoDi mia virtude il primo sforzo, o padre,

Che a te consacro.

PILADE

Taci; udir mi parve

Lieve rumore... Oh ! vedi? in bruno ammantoEsce una donna della reggia. Or vieniMeco in disparte.

ORESTE

Ella vèr noi si avanza.

SCENA Ile

ELETTRA, ORESTE, PILADE

ELETTRA

Lungi una volta è per brev’ora Egisto;

Libera andar posso ad offrir... Che veggio?Due, che all’abito, al volto io non ravviso...Osservan me ; paion stranieri.

ORESTE

Udisti?

Nomato ha Egisto.

PILADE

Ah! taci.

ELETTRA

O voi, stranieri,

( Tali v’estimo) dite; a queste muraChe vi guida?

PILADE

Parlar me lascia, statti. —Stranieri, è ver, siam noi ; d’alta novellaQui ne veniamo apportatori.

ELETTRA

A Egisto

Voi la recate?

PILADE

Si.

ELETTRA

Qual mai novella ?...

Dunque i passi inoltrate. Egisto è lungi:

Infìn eh’ ei torni, entro la reggia starviPotrete ad aspettarlo.

PILADE

E il tornar suo?...ELETTRA

Sarà dentr’ oggi, infra poch’ ore. A voiGrazie, onori, mercè, qual vi si debbe,

Darà , se grata è la novella.

PILADE

Grata

Egisto avralla, benché assai pur siaPer sé stessa funesta.

ELETTRA

Il cor mi balza. —

Funesta?... È tale, ch’io saper la possa?

PILADE

Deh! perdona. Tu in ver donna mi sembriD’alto affare: ma pur, debito panni,

Che il re n’ oda primiero... Al parlar mioTurbar ti veggio?... e che? potria spettartiNuova recata di lontana terra?

ELETTRA

Spettarmi?... no... Ma, di qual terra sete?

PILADE

Greci pur noi, di Creta ora sciogliemmo.—Ma in te, più che alle vesti, agli atti, al volto,Ai detti io 1’ orme d’allo duol ravviso.

Chieder poss’ io?...