ATTO QUARTO
127
PILADE
Da parricida madre udir nomarsiFiglio, e tacer, può chi di lei non nasce?
ORESTE
Cessate...
ELETTRA
Egisto, or non t’avvedi? è quegliPilade; e mente, per salvar 1’ amico...
EGISTO
Salvar l’amico? E qual di voi fia salvo?
ORESTE
Ah ! se di ferro non avessi io carcheLe mani, a certa prova, or visto avrestiSe Oreste io son; ma, poiché il cor strappartiPiù con man non ti posso, abbiti questoPalesator dell’ esser mio.
PILADE
Dehl cela
Quel ferro. Oh cielo!
ORESTE
Egisto, il pugnai vedi,Ch’io, per svenarti, nascoso portava?
E tu il ravvisi, o donna? È questo il ferro,
Che tu con mano empia tremante in pettoPiantasti al padre mio.
CLITENNESTRA
La voce, gli atti,
L’ira d’ Atride è questa. Ah ! tu sei desso.
Se non vuoi, ch’io ti abbracci, in cor mi vibraQuel ferro tu; del padre in me vendettaMiglior farai. Già, finch’io vivo, forzaNon è che mai dal fianco tuo mi svelga.
0 in tua difesa, o per tua mano io voglioMorire. Oh figlio !... Ancor son madre : e l’amo...Deh, fra mie braccia!...
EGISTO
Scostati. Che fai?...
A un figlio parricida?... Olà: di mano,
Guardie, il ferro...
ORESTE
Il mio ferro a te, cui posciaNomerò madre, cedo: eccolo; il prendi.
Trattar tu il sai ; d’Egisto in cor Io immergi.Lascia ch’io mora; a me non cal, pur eh’ abbiaVendetta il padre: di materno amoreNiun’altra prova io da te voglio: or via,
Svenalo tosto. Oh! che vegg’io? tu tremi?
Tu impallidisci? tu piangi ? ti cadeDi mano il ferro? Ami tu Egisto? l’ami;
E sei madre d’ Oreste? Oh rabbia! Vanne,
Ch’ io mai più non ti vegga.
CLITENNESTRA
Oimè... mi sento...
Morire...
EGISTO
È questo ( 1 ); è questo, e a me sol spetta,Lo stil, che il padre trucidava, e il figlio
Truciderà. Ben lo ravviso; io 1’ ebbiTinto già d’ altro sangue; e a lei lo diediIo stesso già. — Ma forse appieno tutte,
Tu giovinetto eroe, non sai le mortiDi questo acciaro. Atreo, l’avo tuo infame,Vibrollo in sen de’ miei fratelli, figliDel suo fratei Tìeste. Io del paternoRetaggio altro non m’ebbi: ogni mia spemeIn lui riposi; e non invan sperai.
Quanto riman di abbominevol stirpe,
Tutto al fin, tutto il tengo. Io te conobbiAl desir, che d’ ucciderti sentia. —
Ma, qual fia morte, che la cena orrenda,Che al mio padre imbandì 1’ avo tuo crudo,Pareggi mai?
CLITENNESTRA
Morte al mio figlio? morteAvrai tu primo.
EGISTO
A me sei nota: tremaAnco per te, donna, se ornai... Dal fiancoMio non scostarti.
CLITENNESTRA
Invan.
EGISTO
Trema.
ELETTRA
Deh ! sbrama
In me tua sete, Egisto: io pur son figliaD’ Atride, io pur. Mira, a’ tuoi piedL..
ORESTE
Che fai?
Elettra,
PILADE
Fu mia la trama; io non avea,
Com’ essi, un padre a vendicar; pur venni,A trucidarti io venni: in me securoIncrudelir tu puoi. D’ Oreste il sangueVersar non puoi senza tuo rischio in Argo...
EGISTO
Pilade, Elettra, Oreste, a morte tutti,
E tu pur, donna, ove il furor non tempri.
ORESTE
Me solo, me. Donzella inerme a morteTrar, che ti giova? È di signor possentePilade figlio; assai tornarteli dannoPoiria di lui: me sol, ine solo svena. —
0 voi, miglior parte di me, per voiL’alma di duol sento capace: il mioTroppo bollor vi uccide: oh ciel! nuli’altroDuoimi. Ma pur, vedere, udir costui,
E raffrenarmi, era impossibil cosa....
Tanto a salvarmi feste; ed io vi uccido!
EGISTO
Oh gioia I più gran pena che la morteDar ti poss’io? Svenati innanzi dunqueCadangli, Elettra pria, Pilade poscia;
Quindi ei sovr’ essi cada.
CLITENNESTRA
Iniquo...
(I) accogliendo il pugnale raduto appiè di Clitennestra.