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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ROSMUNDA

A te par questa; e poca io pur l’estimo,

Al mal che femmi il padre tuo; ma tormiDal cospetto mi giova ogni empio avanzoDel sangue d’Alboino. In cambio darliDe’pattuiti aiuti, che a me prestaContro Cleti Alarico, io la regaleFede mia n’impegnai. Godi: allo sposoAvrai, qual merti : e benché vasto regno,

A par di quelli che usurpò il tuo padre ,

Gli Fruii a lui non dieno, ei lo pareggiaIn efferata crudeltade al certo.

Felice te, quanto Alboin mi fea,

Alarico farà.

ROMILDA

Non sperar mai

Che a tali nozze io vada. Ove tu vinca,

E aver di me piena vendetta brami ;

Fra queste mura stesse, ove del padreL’ombra si aggira invendicata, doveVii traditor, che lui svenò, sen giaceA lato a te, nel talamo suo stesso;

Qui dei la figlia uccider tu ; qui lunghiMartirj orrendi, e infami strazj darle.

Ma, tu dispor della mia destra?...

ROSMDNDA

Aggiunti

I furor tutti di crudel madrignaAi furori di barbaro marito,

In Alarico troverai. Di morte

Punisco io quei che in un pavento e abborro :

Te, cui non temo, io vo’ punir di vita.

ROMILDA

Pari in ferocia a te chi fia? non io.

Pianto non è, non d’innocenza grido,

Che al cor ti scenda, il so; nè schermo restaA me, che il pianto... Oh ciel !—Ma no: ben posso,E so morir; purch’ io non vada... ForseMeglio mi fora, le tue nobili arti,

E il tuo pugnale ad Alarico in doteRecando, fargli le mie chieste nozzeCaro costare : ma, son io Rosmunda?

ROSMUNDA

Io ’l sono; e assai men pregio. Al mondo è noto,Ch’ a incrudelir prima non fui.

ROMILDA

Se crudo

Fu il mio padre con te, dritto di guerraTale il fea ; ma tu poi...

ROSMDNDA

Di guerra dritto?

Nella più cruda inospita contradaDritto fu mai, ch’empio furore, e schernoLe insepolte de’ morti ossa insultasse? —

Noi vegg’ io sempre, a quella orribil cena( Ranchetto a me di morte ) ebro d’orgoglio,

D’ira e di sangue, a mensa infame assiso,

Ir motteggiando? e di vivande e vinoCarco, noi veggio ( ahi fera orrida vista! )

Bere a sorsi lentissimi nel teschioDell’ucciso mio padre? indi inviarmi

D’abborrita bevanda ridondanteL’orrida tazza? E negli orecchi sempreQuel sanguinoso derisor suo invitoA me non suona? Empio ei dicea: « Col padre« Bevi, Rosmunda. »—E tu, di un simil mostroNata, innanzi mi stai? — Se, lui trafitto,

Te fatto avessi dai più vili schiaviContaminare, indi svenar; se avessiArso, e disperso il cener vostro al vento;Vendetta io mai pari all’ oltraggio avrei?

Va; nè più m’irritare. Augurio faustoEmmi il vederli mal tuo grado andarneA fere nozze: e ornai tu il nieghi invano;

A forza andrai. Nel sangue tuo si lordiAltra man che la mia. Ma, vanne intanto;

Te qui non voglio, or che Almachilde aspettoVincitore dal campo. Esci ; e t’apprestaAl tuo partire al nuovo di: l’impongo.

SCEBfA II.

ROSMUNDA

...Quant’io abborro costei, neppure io stessaII so. Cagioni, assai ve n’ha; ma troppoAlla mia pace importa il non chiarirneLa più vera e maggiore. Il cor mi sbranaUn dubbio orrendo... Ma traveggo io forse...Ah! no; dubbio non è; fatai certezzaBen è: lei non rimira il mio consorteCon quell’ occhio di sdegno, onde si sguardaDall’ uccisor la figlia dell’ ucciso.

Talvolta a lei senza adirarsi ei parla ;

E d’ essa pur senza adirarsi ei parla.

Della costei, già non dirò beltade,

Ma fallace dolcezza lusinghiera

Forse eh’ ei preso all’ amo?... Ah! non si appuri

Tal vero mai. Lungi Romilda, lungi

Di qui per sempre... A un tal pensier mi bolle

Entro ogni vena il sangue. O d’Alboino

Figlia esecrala già, degg’io scoprirti

Anco rivale mia? — Tacciasi... Viene

Almachilde... Vediam, s’io pur m’inganno.

SCHIVA. III.

ROSMUNDA, ALMACHILDE, soldati

ROSMDNDA

Già le festose grida, e TondeggiantiBandiere al vento , e il militar contegno,

Tutto mel dice; il vincilor tu sei.

ALMACHILDE

Salvo, e securo, e vincitor mi vedi;

Ma, non per mia virtù. Vittoria, e vita,

E libertade, e regno, oggi a me luttoDona il solo Udovaldo. Ei m’era scudo;

Ei difensor magnanimo: lai proveFea di valore egli per me, che il merloMai pareggiar col guiderdon non posso.