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ROSMUNDA
A te par questa; e poca io pur l’estimo,
Al mal che femmi il padre tuo; ma tormiDal cospetto mi giova ogni empio avanzoDel sangue d’Alboino. In cambio darliDe’pattuiti aiuti, che a me prestaContro Cleti Alarico, io la regaleFede mia n’impegnai. Godi: allo sposoAvrai, qual merti : e benché vasto regno,
A par di quelli che usurpò il tuo padre ,
Gli Fruii a lui non dieno, ei lo pareggiaIn efferata crudeltade al certo.
Felice te, quanto Alboin mi fea,
Alarico farà.
ROMILDA
Non sperar mai
Che a tali nozze io vada. Ove tu vinca,
E aver di me piena vendetta brami ;
Fra queste mura stesse, ove del padreL’ombra si aggira invendicata, doveVii traditor, che lui svenò, sen giaceA lato a te, nel talamo suo stesso;
Qui dei la figlia uccider tu ; qui lunghiMartirj orrendi, e infami strazj darle.
Ma, tu dispor della mia destra?...
ROSMDNDA
Aggiunti
I furor tutti di crudel madrignaAi furori di barbaro marito,
In Alarico troverai. Di morte
Punisco io quei che in un pavento e abborro :
Te, cui non temo, io vo’ punir di vita.
ROMILDA
Pari in ferocia a te chi fia? non io.
Pianto non è, non d’innocenza grido,
Che al cor ti scenda, il so; nè schermo restaA me, che il pianto... Oh ciel !—Ma no: ben posso,E so morir; purch’ io non vada... ForseMeglio mi fora, le tue nobili arti,
E il tuo pugnale ad Alarico in doteRecando, fargli le mie chieste nozzeCaro costare : ma, son io Rosmunda?
ROSMUNDA
Io ’l sono; e assai men pregio. Al mondo è noto,Ch’ a incrudelir prima non fui.
ROMILDA
Se crudo
Fu il mio padre con te, dritto di guerraTale il fea ; ma tu poi...
ROSMDNDA
Di guerra dritto?
Nella più cruda inospita contradaDritto fu mai, ch’empio furore, e schernoLe insepolte de’ morti ossa insultasse? —
Noi vegg’ io sempre, a quella orribil cena( Ranchetto a me di morte ) ebro d’orgoglio,
D’ira e di sangue, a mensa infame assiso,
Ir motteggiando? e di vivande e vinoCarco, noi veggio ( ahi fera orrida vista! )
Bere a sorsi lentissimi nel teschioDell’ucciso mio padre? indi inviarmi
D’abborrita bevanda ridondanteL’orrida tazza? E negli orecchi sempreQuel sanguinoso derisor suo invitoA me non suona? Empio ei dicea: « Col padre« Bevi, Rosmunda. »—E tu, di un simil mostroNata, innanzi mi stai? — Se, lui trafitto,
Te fatto avessi dai più vili schiaviContaminare, indi svenar; se avessiArso, e disperso il cener vostro al vento;Vendetta io mai pari all’ oltraggio avrei?
Va; nè più m’irritare. Augurio faustoEmmi il vederli mal tuo grado andarneA fere nozze: e ornai tu il nieghi invano;
A forza andrai. Nel sangue tuo si lordiAltra man che la mia. Ma, vanne intanto;
Te qui non voglio, or che Almachilde aspettoVincitore dal campo. Esci ; e t’apprestaAl tuo partire al nuovo di: l’impongo.
SCEBfA II.
ROSMUNDA
...Quant’io abborro costei, neppure io stessaII so. Cagioni, assai ve n’ha; ma troppoAlla mia pace importa il non chiarirneLa più vera e maggiore. Il cor mi sbranaUn dubbio orrendo... Ma traveggo io forse...Ah! no; dubbio non è; fatai certezzaBen è: lei non rimira il mio consorteCon quell’ occhio di sdegno, onde si sguardaDall’ uccisor la figlia dell’ ucciso.
Talvolta a lei senza adirarsi ei parla ;
E d’ essa pur senza adirarsi ei parla.
Della costei, già non dirò beltade,
Ma fallace dolcezza lusinghiera
Forse eh’ ei preso all’ amo?... Ah! non si appuri
Tal vero mai. Lungi Romilda, lungi
Di qui per sempre... A un tal pensier mi bolle
Entro ogni vena il sangue. O d’Alboino
Figlia esecrala già, degg’io scoprirti
Anco rivale mia? — Tacciasi... Viene
Almachilde... Vediam, s’io pur m’inganno.
SCHIVA. III.
ROSMUNDA, ALMACHILDE, soldati
ROSMDNDA
Già le festose grida, e TondeggiantiBandiere al vento , e il militar contegno,
Tutto mel dice; il vincilor tu sei.
ALMACHILDE
Salvo, e securo, e vincitor mi vedi;
Ma, non per mia virtù. Vittoria, e vita,
E libertade, e regno, oggi a me luttoDona il solo Udovaldo. Ei m’era scudo;
Ei difensor magnanimo: lai proveFea di valore egli per me, che il merloMai pareggiar col guiderdon non posso.