ATTO PRIMO
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ROSMUNDA
S’io ben mi appongo al vero, il tuo bollenteSublime cor spinto ti avea là doveIl periglio più ardeva. Ah I di RosmundaNon rimembravi allor le angosce, i pianti,
Il palpitare. Del valor tuo troppoQuant’ io temessi, il sai : pur mi affidavaIl prometter, che testi anzi la pugna,
Di non ti esporre incautamente indarno.
10 len pregai; tu mel giuravi: ah! dimmi;
Che sarei senza le? nulla m’ è il trono,
Nulla il viver, se teco io noi divido.
ALMACHILDE
Te rimembrava, e l’amor tuo: ma capoDei Longobardi degno, e degno sposoDovea mostrarmi di Rosmunda a un tempo,Ferocemente andando a morte incontro.
Come ammendar, se non col brando, in campo,Quel fatai colpo, che di man mi uscia?...
ROSMUNDA
E che? d’avermi vendicata ardisciPentirli ?...
ALMACHILDE
Ah! si. Non la vendetta, il modoDuoimi, ond’ io 1’ ebbi, e mi dorrà pur sempre.Per torre a me tal macchia, erarai forzaTutto versar, quant’ io n’ avessi, il sangue. —Ad alta voce io traditor mi udivaNomar da CleG, e da’ suoi prodi; al centroDel colpevol mio core rimbombava
11 meritalo, ma insotfribil nome.
Noi niego; allor, tranne il mio onor perduto,D’ogni altra cosa immemore, mi scaglioOve si addensan più le spade, e l’ire:
Cieco di rabbia disperatamenteRoto a cerchio il mio brando; ampia lor provaCol ferro io do, che traditor vie menoSon, che guerriero. — Alto già già mi sorgeDi trucidati e di mal vivi intornoUn monte; quando il buon destrier trafittoMi cade; io balzo in piè; ma il piè mal fermoSul suol di sangue lubrico mi sdrucciola,
Si eh’ io ricado. — Già l’oste si ammassa,
E addosso a me precipitosa piomba.
Di sua virtù gli ultimi sforzi indarnoIva facendo il mio stanco languenteBrando: quand’ecco, in men che non balena,Con non molti de’ suoi, s’apre UdovaldoFra schiere, ed aste, e grida, e spade, ed urti,Infino a me la via. Diradan tosto;
A destra a manca in volta piegan; rottiVolan dispersi i rei nemici in fuga.
Ripreso ardire, i miei gl’incalzan forte;
Ampia messe han lor brandi ; onde l’incertaCampai giornata in sanguinoso, orrendo,
Total macello in un momento è volta.
ROSMUNDA
Respiro al fine: al fin sei salvo: inciampoNiun altro io mai temeva al vincer tuoChe il valore tuo troppo. Era UdovaldoAlfieri
Già fra i maggior di questo regno; or fiaSoltanto a te secondo.
almachii.de
Esser gli deggioTanto più grato, quanto a me più farloYolean sospetto anzi la pugna alcuniInvidi vili. Ei d’ Alarico i tardi,
E forse infidi aiuti, assai ben disseNon doversi aspettar: più vai suo brando,
Che mille aiuti: egli è il mio prode; ei soloLa guerra a un tempo, e la giornata ha vinto.Fama, ancor che diversa, orrevol suona,
Or che in sue man lo stesso Cleti è preso;
Or che il piagasse a morte; ed è chi ’1 diceAnche ucciso. Seguir de’ fuggitiviL’ orme non volli ; uso a veder la fronteDe’nemici son io: ma d’UdovaldoL’alto coraggio avrà compiuta appienoLa lor sconfìtta. In lui m’affido; ei sveltaFin da radice ha in questo di tal guerra.
ROSMUNDA
Duoimi che lente d’ Alarico l’armiNon ebber parte alla vittoria: interaMia fe pur sono io di serbargli astretta:
A noi giovare altra fiata ei puole;
E, quel eh’è peggio, ei ci può nuocer sempre.Dargli vuoisi Romilda : a lei ne feaIo già T annunzio. — Il crederesti? eli’ osaNiegar sua mano ad Alarico.
ALMACHILDE
Oh! tanto
Sperar io?... Tanto ella sperare ardisce?...ROSMUNDA
Si. — Ma indarno etìri il niega : al sol novelloLe intimai la partita. II trono priaIo perder vo’, che mai tradir mia fede.
ALMACHILDE
Ma pur,... pietà della infelice figlia...
ROSMUNDA
Pietà?... di lei?... figlia di chi? — Che ascolto?...Dell’ uccisor del padre mio la figliaAltro esser mai, fuorché infelice, debbe?
ALMACHILDE
A me non par, che la vittoria lietaDa intorbidarsi or sia con violentiComandi. Ella è, Romilda, unico sangueDel longobardo re: mal férmi ancoraSul trono stiamo: in cor ciascun qui serbaMemoria ancor delle virtù guerriere,
Della possanza rapida crescenteD’Alboin suo legittimo signore.
Dietro ai vittoriosi alti suoi passi,
D’Italia, quanto il Po ne irriga, e quantoL’Appennin, l’Alpe, e d’Adria il mar ne serra,Tutto han predato, e posto in ceppi, od arso.Gran carco a noi, grand’odio, e rei perigliL’ uccision di sì gran re ne lascia.
Stanca or la plebe d’assoluto sire,
Vessillo alzar di libertade ardiva:
Lieve a reprimer era : a prò’ guerrieri
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