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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO SECONDO

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Pietoso a te? ch’osi tu dir? Non senteDi te pietà: mal ti lusinghi...

ILDOVALDO

Io, quanta

Sentir sen può, tutta la sento; e il dico;

E il mostrerò, se mi vi sforzi. Un taleStrazio chi può d’ una regai donzellaMirar, chi’l può, senza pietà sentirne?...

ROSMUNDA

Pietade ogni uom, tranne Almachilde , n’ abbia.

ILDOVALDO

Se ancor memoria dei recenti allori,

Ch’oggi a te miete il brando mio, tu serbi,

Il mio consiglio udrai. Danno tornartiPuò, se Romilda oltraggi.

ALMACHILDE

E assai gran danno.

ILDOVALDO

Saggia sei, se noi fai...

ROSMUNDA

Saggia è Romilda;

E a mia voglia farà. Tu, i tuoi consigliSerba ad altrui. Già i tuoi servigj vanti ?

Che festi? il dover tuo. — Ma tu, consorte ,

Da me dissenti? e dirmel osi? e deggioOra innanzi a costei discuter tecoL’alte ragion di stato? Andiam; deh, vieni:Lasciale or breve a ravvedersi il tempo :

Miglior consiglio il suo timor daralle.

Lasciala ornai. —Romilda, udisti? o all’albaMuovi buon grado il piede; e orrevol scortaAl fianco avrai, cui fia Ragauso duce;

0 l’andar nieghi, e strascinarti ei debbe.

SCEMA IV.

ILDOVALDO, ROMILDA

ILDOVALDO

Strascinarla?... Che sento ! Ah ! pria svenarmi...Romilda, oh cieli che a perder l’ abbia?...

ROMILDA

Ahi niuna

Speme, dal di che mi fu morto il padre,

E eh’ io mi vidi a tal madrigna in mano,Niun’altra speme entro il mio petto accolsi,

Se non di morte.

ILDOVALDO

Ma, finch’io respiro...

ROMILDA

Credi, nuli’altro a me rimane. Io sonoPresta a morir, più che noi pensi : in coreDi vederti una volta ancor bramava ;

Darti d’amor l’estremo addio...

ILDOVALDO

Deh ! taci.

Amata m’ami, e di morir mi parli,

Finch’ io 1’ aure respiro , e il brando cingo?Colma ho ben 1’ alma di dolor; ma nulla

Ancor dispero.

ROMILDA

E donde mai salvezzaPuò a me venirne?

ILDOVALDO

E non son io da tanto,

Che di man di costor trarli ?...

ROMILDA

Si, il puoi:

Ma che fia poscia? Essi hanno regno; e quindiStromenti assai d’iniquità: feroce,

Ma accorta è l’ira di Rosmunda a un tempo.Deluder puossi?... E se in sua man ricaggio?...Non lusingarti ornai: mia fe’ non posso,

Se non morendo, a te serbare : il tuoBrando, il valor, la vita tua riserbaA ferir colpi, onde si acquetin 1’ ombre,

Del mio padre ,... e la mia. Vivi; ti lascioA vendicare un re tradito, un padre,

E la tua fida amante.

ILDOVALDO

Oh ciel ! che ascolto ?

Il cor mi squarci. Ahi... se tu mai mi lasci...Certo, a vendetta, ed a nuli’altro io resto.

Ma pure io spero che vedrai compiutaCogli occhi tuoi, tu stessa, la vendettaDel mio re, del tuo padre. È ver, non vantoRegai possanza; ma il terror può moltoQui del mio nome : in cor del prode io regno,E il vii non curo. Io militai già sottoLe insegne d’Alboin; molti ho de’mieiNel campo in armi ; e i Longobardi tuttiIn battaglia m’han visto. Ogni uom sospiraD’Alboin la memoria , e tu pur sempreNe sei l’unica figlia. — E s’ anco nullaDi ciò pur fosse; infra costor, che a fartiSi apprestan forza, hawene un sol, mel noma,Ch’ arda in suo cor di cosi nobil fiamma,

Che a me il pareggi ? Quanto il può madrigna,Ti abborra pur Rosmunda, assai più t’ amo,

10 che solo a un tuo cenno a morte corro ;

A riceverla, o darla.

ROMILDA

Oh senza pari

Raro amator !... Ma, ancor che immenso, è poco

11 tuo amore a combatter l’efferatoOdio di lei...

ILDOVALDO

Non creder eh’ io m’acciechi :

Di ragion salde io m’ avvaloro. AggiungiCh’ anco Almachilde all’ empie nozze opporsi,Come l’udisti, ardisce.

ROMILDA

E in lui che speri ?

ILDOVALDO

Dove costretto di abbassarmi all’ arteFoss’io pur, per salvarti, in lui non pocoSpero. Ben veggo , che la ria consorteGià rincresciuta gli è. Capace ancoraEi mi par di rimorsi ; il timor solo