atto terzo
10 col regno la vita.
ROMILDA
Or donde tantoGeneroso vèr me?...
ALMACHILDE
Più fera pena
Non ebbi io mai, che l’odio tuo.
ROMILDA
Ma, posso
Cessare io mai d’odiarti ? In suon di sdegnoL’inulto padre?...
ALMACHILDE
Oh ciel, non io 1’ uccisi:
11 trucidò Rosinunda.
ROMILDA
A tutti è noto,
Ch’ eri sforzato al tradimento orrendo
Dalle minacce sue : ma pur la scelta
Fra il luo morire, o al (uo signor dar morte,
Ella ti dava. È ver , dell’ empia fraude
Ignaro tu, contaminato avevi
Già il talamo del re; ma col tuo sangue,
Col sangue in un della impudica donna,
Tu lavarlo dovevi; ammenda eli’eraAl tuo delitto sola: e ammenda osastiPur farne tu con vie maggior delitto?
Morte, che altrui tu davi, a te spettava:
Pur giaci ancora nel tradito letto ;
Suddito tu, del signor tuo la sposa,
E 1’ usurpato sanguinoso soglioTieni tuttora; e di gran dòr ti vanti ?
E umano parli? e vuoi eh’ io ’l creda? e ardisciSperar, ch’io men ti abborra?—Atre, funeste,Tai rimembranze dalla eterna notteDel silenzio non traggansi: tacerne,
Ov’io non t’oda, posso. — Oggi sottrammiDa quest’ ultimo eccidio, e a me tu forseLiberator parrai. Ma, se a te penso,
Ch’ altro mi sei, che 1’ uccisor del padre?
ALMACHILDE
E i rimorsi, e il pentire, e il pianger, nullaFia che mi vaglia?
ROMILDA
Ma di ciò qual prendiPensiero ornai? nuocer fors’io ti posso?
L’ odio mio, che t’imporla? inerme figliaDi spento re, che giova il lusingarla?
ALMACHILDE
D’ uomo è il fallir; ma dal malvagio il buonoScerne il dolor del fallo. Tu me qual siaDolor, noi sai ; deh , se il sapessi 1 — Io piangoDal di, che fatto abitator di questeMura lugubri sono, ove ti veggioSempre immersa nel pianto; eppure a un tempoDolce nell’ ira, e nel dolor modesta,
E nel soffrir magnanima... Qual havvìSi duro cor, che di pietà non sentaMoti per te?
ROMILDA
La tua pietà? m’è duro
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Troppo il soffrirla... Ahi lassa me!.,. SpregiarlaPur non poss’io del tutto.
ALMACHILDE
Or, pria che nulla
Io di.te merli, dimmi: è sol cagioneDel non andarne ad Alarico, il nomeCh’ egli ha di crudo?
ROMILDA
E d’Alboin la figlia,
Nell’accettar l’aiuto luo, sè stessaNon tradisce abbastanza? anco del coreVuoi eh’ ella schiuda i sensi a te?
ALMACHILDE
V’ ha dunque
Ragion, che parli da tacermi? il modoForse cosi d’ appien servirti...
ROMILDA
E s'altra
Pur ve n’avesse?... Ma, tu sei... — Che parli?—Qui crebbi, e qui, presso al mio padre, tombaAver mi giova: ecco ragione. OrnaiPensier mio solo egli è il morir; ma stimoQui men cruda la morte: indi vi chieggoQuesto, a voi lieve, a me importante dono.
ALMACHILDE
Morte? Ah Romilda! io lei ridico, avraiQui lieta slanza; e più ti dico: io spero,
Che vi godrai d’ogni tuo sacro dritto.
Se il padre no, render ti posso il seggio;
E il debbo, e il voglio ; e a non fallaci prove,Qual sia il mio cor farò, vederti ;.<> e quantoProfondamente... entro vi porti impressa...
La immagin tua...
ROMILDA
Che ascolto? Oimè! che sguardi?...Che dirmi intendi?
ALMACHILDE
...Ciò, che ornai non possoTacerli;... ciò, che tu scolpito leggiSul mio volto tremante... Ardo, è gran tempo,...D’amor... per te.
ROMILDA
Misera me ! che sento?
Che dirmi ardisci? 0 rio destin, serbataA un tale oltraggio m’hai?
ALMACHILDE
Se 1’ amor mio
Reputi oltraggio, io ben punirmi...
ROMILDA
Ahi vile !
E di virtù la passion tua iniquaTu colorire ardivi?
ALMACHILDE
Oh ciel!... M’ascolta...
Iniquo amor,... ma non iniqui effettiVedrai... Per le, tutto farò; ma nullaChieggio da le.
ROMILDA
Taci. Tu, lordo ancoraDel sangue del mio padre, amor nomarmi?