ATTO
Preghi, terror, pianti, e minacce, e madre. -Deh! tu pur vieni; e ritroviam tai mezzi,
Per cui sovra il suo capo si sospendaPer ora in alto il ferro, e in un non n’abbia
TERZO 191
La patria danno. A lui l’ufficio estremoDi congiunti e di amici oggi rendiamo :
Ma, se non giova, ciltadin siam noi; —Piangendo, forza ne sarà mostrarlo.
ATTO QUARTO
SCEMA X.
DEMARISTA, TIMOLEONE
TIMOLEONE
Del tuo senno a raccorre io vengo il frutto.
Da eh’ io più non ti vidi, Archida soloSvenato cadde: il tuo garrir gran frenoPosto ha finora al tuo superbo Aglio;
Or, certamente, rammollito, e affatto,
Cangiato il cor tu gli hai: ciò che non feroGl’inefficaci detti miei fraterni,
Le universali grida, il comun pianto,
Le rampogne amichevoli, e i rimorsiCocenti interni, al fin di madre il fannoI virtuosi ed assoluti preghi.
DEMARISTA
...Figlio, sa il ciel, s’io caldamente all’opraMi accingessi; ma scoglio havvi sì fermoQuanto il cor di Timofane? Del regnoGustato egli ha; nè preghi ornai, nè pianti,
Nè cagion, nè possanza havvi, che il cangi.
Io (eco ancor qui favellando slava,
Ch’ ei, lasciatine appena, a cruda morteArchida por facea. Che valser detti,
Dopo tali opre? Invan parlai; persisteTimofane vie più... Deh! tu, che umanoE saggio sei, cedi per or tu dunqueA impetuosa irresistibil piena:
Forse poi...
TIMOLEONE
Donna, a me favelli?
DEMARISTA
Ahi lassai...
E se non cedi, or che fia mai?... Deh ! m’odi.Vuoi tu vederlo ucciso? o vuoi, che a forzaFeroce insana ambizion Io traggaA più orribil misfatto? Or dal tuo statoTroppo è diverso il suo: sangue già troppoVersato egli ha, perchè securo starsiPossa, s’ ei si fa inerme : alla perdutaFama è mestier eh’ ei del poter soccorra:
Ma le, che usbergo hai l’innocenza tua,
Parmi ragion eh’ io preghi; e tu, più lieve,Prestarmi orecchio puoi. S’ei ne s’ arrende,Tutto ei perde, possanza, e onore, e vitaFors’ anco: tu, se a me ti arrendi, nullaPerdi...
TIMOLEONE
Quai sensi infami ! E nulla nomiLa patria? nulla l’onor mio?— Tu seiMadre a me, tu? — Se da (iranno ei cessa,Temi pel viver suo?— ma dimmi: e crediCh’ ei viver possa, ove tiranno ei resti ?
DEMARISTA
Oh cieli... Vendetta ogni tuo detto spira.Crudo al fratei tu sei, mentr’egli è luttoAmor per te: menlr’egli vuol pur vivaLa patria in te, nel senno tuo, nel giustoAlto tuo core; e Io splendor ch’ei dielleIn guerra, or vuol che in pace anco maggioreL’abbia da te. Ciò mi giurava...
TIMOLEONE
E pieghi
Tu 1’ alma a delti, o sien fallaci, o veri,
Pur sempre rei? Saper dovresti, parali,
Che un ciltadin, non la città son io.
La patria viva, è nelle sacre leggi;Negl’incorrotti magistrati, ad esseSottoposti; nel popolo; nei grandi;
Nella union de’ non mai compri voti ;
Nella incessante, universal, securaLibertà vera, che ogni buon fa pari:
E, più che tutto, è della patria vitaL’abborrir sempre d’ un sol uomo il freno.
Ciò non sai tu? — Rimane ultimo oltraggioA farsi a me da voi ; 1’ osar tenermi,
0 il fingere di credermi sostegnoAlla vostra tirannide.— Tu, donna,
Del figlio al par, d’ambizione iniquaRea sei convinta , a manifesti segni.
Più che a me cittadino, a lui tirannoEsser madre ti giova: assai m’è chiaro.
DEMARISTA
È chiaro a ognun, che al par di te spogliarmiL’ amor non so del sangue mio; che madrePur sempre io son... Fratei cosi tu fossi !