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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO

Preghi, terror, pianti, e minacce, e madre. -Deh! tu pur vieni; e ritroviam tai mezzi,

Per cui sovra il suo capo si sospendaPer ora in alto il ferro, e in un non n’abbia

TERZO 191

La patria danno. A lui l’ufficio estremoDi congiunti e di amici oggi rendiamo :

Ma, se non giova, ciltadin siam noi; —Piangendo, forza ne sarà mostrarlo.

ATTO QUARTO

SCEMA X.

DEMARISTA, TIMOLEONE

TIMOLEONE

Del tuo senno a raccorre io vengo il frutto.

Da eh’ io più non ti vidi, Archida soloSvenato cadde: il tuo garrir gran frenoPosto ha finora al tuo superbo Aglio;

Or, certamente, rammollito, e affatto,

Cangiato il cor tu gli hai: ciò che non feroGl’inefficaci detti miei fraterni,

Le universali grida, il comun pianto,

Le rampogne amichevoli, e i rimorsiCocenti interni, al fin di madre il fannoI virtuosi ed assoluti preghi.

DEMARISTA

...Figlio, sa il ciel, s’io caldamente all’opraMi accingessi; ma scoglio havvi sì fermoQuanto il cor di Timofane? Del regnoGustato egli ha; nè preghi ornai, nè pianti,

Nè cagion, nè possanza havvi, che il cangi.

Io (eco ancor qui favellando slava,

Ch’ ei, lasciatine appena, a cruda morteArchida por facea. Che valser detti,

Dopo tali opre? Invan parlai; persisteTimofane vie più... Deh! tu, che umanoE saggio sei, cedi per or tu dunqueA impetuosa irresistibil piena:

Forse poi...

TIMOLEONE

Donna, a me favelli?

DEMARISTA

Ahi lassai...

E se non cedi, or che fia mai?... Deh ! m’odi.Vuoi tu vederlo ucciso? o vuoi, che a forzaFeroce insana ambizion Io traggaA più orribil misfatto? Or dal tuo statoTroppo è diverso il suo: sangue già troppoVersato egli ha, perchè securo starsiPossa, s’ ei si fa inerme : alla perdutaFama è mestier eh’ ei del poter soccorra:

Ma le, che usbergo hai l’innocenza tua,

Parmi ragion eh’ io preghi; e tu, più lieve,Prestarmi orecchio puoi. S’ei ne s’ arrende,Tutto ei perde, possanza, e onore, e vitaFors’ anco: tu, se a me ti arrendi, nullaPerdi...

TIMOLEONE

Quai sensi infami ! E nulla nomiLa patria? nulla l’onor mio?— Tu seiMadre a me, tu? — Se da (iranno ei cessa,Temi pel viver suo?— ma dimmi: e crediCh’ ei viver possa, ove tiranno ei resti ?

DEMARISTA

Oh cieli... Vendetta ogni tuo detto spira.Crudo al fratei tu sei, mentr’egli è luttoAmor per te: menlr’egli vuol pur vivaLa patria in te, nel senno tuo, nel giustoAlto tuo core; e Io splendor ch’ei dielleIn guerra, or vuol che in pace anco maggioreL’abbia da te. Ciò mi giurava...

TIMOLEONE

E pieghi

Tu 1’ alma a delti, o sien fallaci, o veri,

Pur sempre rei? Saper dovresti, parali,

Che un ciltadin, non la città son io.

La patria viva, è nelle sacre leggi;Negl’incorrotti magistrati, ad esseSottoposti; nel popolo; nei grandi;

Nella union de’ non mai compri voti ;

Nella incessante, universal, securaLibertà vera, che ogni buon fa pari:

E, più che tutto, è della patria vitaL’abborrir sempre d’ un sol uomo il freno.

Ciò non sai tu? — Rimane ultimo oltraggioA farsi a me da voi ; 1’ osar tenermi,

0 il fingere di credermi sostegnoAlla vostra tirannide.— Tu, donna,

Del figlio al par, d’ambizione iniquaRea sei convinta , a manifesti segni.

Più che a me cittadino, a lui tirannoEsser madre ti giova: assai m’è chiaro.

DEMARISTA

È chiaro a ognun, che al par di te spogliarmiL’ amor non so del sangue mio; che madrePur sempre io son... Fratei cosi tu fossi !